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Sentirsi soli e infelici accelera il processo d'invecchiamento più di quanto faccia il fumo di sigaretta. A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori della Stanford University, di Insilico Medicine e di Deep Longevity, un organismo di ricerca orientato a individuare trattamenti per rallentare l’invecchiamento. In uno studio, pubblicato sulla rivista Aging-US, i ricercatori hanno dimostrato che i danno molecolare causato dalla solitudine contribuisce allo sviluppo di malattie gravi legate all’invecchiamento.

Il gruppo di ricerca ha misurato gli effetti della solitudine, del sonno irrequieto e della sensazione di infelicità per sviluppare un modello in grado di descrivere i fattori che regolano l’invecchiamento dell’organismo. Il risultato elaborato dagli studiosi è stato verificato utilizzando i dati di 11.914 adulti cinesi. Stando a quanto emerge dall’indagine, ictus, malattie del fegato e dei polmoni, abitudine del fumo e cattive condizioni di salute mentale rappresentano i principali indicatori associati all’invecchiamento prematuro. In particolare, gli esperti hanno riscontrato che i pensieri negativi incrementano l’età biologica e aumentano lo stato di invecchiamento in misura superiore alla dipendenza del fumo.

Gli autori dello studio hanno concluso che la componente psicologica dell’invecchiamento deve essere considerata quando si valutano le condizioni fisiche di una persona. “Lo stato psicosociale di un individuo possono influenzare la salute – osserva Manuel Faria della Stanford University – ma spesso non viene considerato in materia di assistenza sanitaria”. Alex Zhavoronkov, ceo di Insilico Medicine, sottolinea che lo studio fornisce una linea d'azione per “rallentare o addirittura invertire l'invecchiamento psicologico su scala nazionale”.

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