Una molecola, già studiata in passato per il trattamento di disturbi del sonno e della veglia, mostra per la prima volta la capacità di proteggere i neuroni e favorire la riparazione della mielina nei modelli sperimentali di sclerosi multipla. Lo studio, pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine, identifica bavisant come candidato terapeutico in grado di agire su due dei meccanismi più devastanti della malattia: la degenerazione delle fibre nervose e il fallimento dei processi di rimielinizzazione. Il progetto è stato coordinato dall’Università Vita-Salute San Raffaele e IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.
La scoperta rappresenta il primo grande risultato del progetto BRAVEinMS, il network internazionale di ricerca avviato nel 2017 grazie a un finanziamento della International Progressive MS Alliance. La sclerosi multipla progressiva è la forma più grave della malattia. A differenza delle forme recidivanti, è caratterizzata da una degenerazione continua delle fibre nervose e dalla perdita della mielina, la guaina che protegge i neuroni e permette al segnale nervoso di viaggiare correttamente. Il risultato è una progressiva perdita delle funzioni motorie, visive e cognitive, oggi non arrestabile con i farmaci disponibili.
Grazie ad una innovativa piattaforma per lo screening dei farmaci i ricercatori hanno testato la capacità protettiva del sistema nervoso di farmaci già in uso per altre patologie. Dai 1.500 farmaci iniziali, l’analisi informatica ‘in silico’ ha identificato 273 molecole con potenziale attività su mielina e neuroni. Una lunga serie di test ha ristretto a 32 e successivamente a 6
i candidati principali. a 6. Infine i ricercatori si sono concentrati su bavisant, farmaco con un profilo di sicurezza già noto che nei modelli sperimentali di sclerosi multipla si è rivelato capace di stimolare la riparazione delle fibre nervose, proteggendo i neuroni dal danno degenerativo. Ora manca solo l’ultimo miglio – spiegano i ricercatori - per arrivare fino al letto del malato.




