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Quando si collabora i cervelli si allineano

Il dolore cronico è un’emergenza sanitaria globale, aggravata dagli effetti collaterali e dalla dipendenza causata dall'uso di oppioidi utilizzati per mitigarlo. Una nuova prospettiva nella lotta alle neuropatie arriva dall’Università Statale di Milano, dove un team internazionale di ricerca ha messo a punto un approccio innovativo, individuando un nuovo bersaglio molecolare da inibire tramite un peptide sintetico, che potrebbe quindi superare i limiti delle terapie a base di oppioidi. Lo studio è stato pubblicato sul The Journal of Physiology.

La ricerca ha individuato un bersaglio molecolare specifico, il cAMP (adenosina monofosfato ciclico), una sorta di “interruttore chimico” che modula il comportamento dei neuroni del dolore e che è direttamente correlato a specifici canali presenti in questi neuroni, chiamati canali HCN2. Il cAMP potenzia l’attivazione dei neuroni e li rende più suscettibili, aumentando la trasmissione dei segnali dolorosi e la loro persistenza nel tempo. È quindi proprio il legame tra la molecola cAMP e il neurone HCN2 a rappresentare un meccanismo chiave alla base del dolore neuropatico: intervenire su questa interazione, impedendone l’azione, consente di ridurre l’iperattività dei neuroni e, di conseguenza, il dolore. Per bloccare selettivamente questa interazione e ridurre l’iperattività neuronale, i ricercatori hanno sviluppato un peptide sintetico, che ha eliminato il potenziamento del dolore, producendo effetti analgesici senza le conseguenze collaterali date dall’uso di oppiodi e suggerendo quindi la possibilità di sviluppare approcci farmacologici innovativi in grado di agire in modo selettivo sui meccanismi alla base del doloree non solo sui sintomi.

«Uno dei risultati più rilevanti di questa ricerca - dichiara Andrea Saponaro, ricercatore del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università Statale di Milano - è la possibilità di intervenire sul dolore neuropatico agendo in modo mirato sui meccanismi che lo generano, senza ricorrere agli oppioidi, che oggi sono risposta diffusa ma problematica, per via degli effetti collaterali e del rischio di dipendenza».

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