La resistenza agli antibiotici nei bambini sta aumentando in tutto il mondo e, se la tendenza proseguirà, entro il 2035 alcuni dei batteri più pericolosi potrebbero diventare ampiamente resistenti anche ai farmaci di ultima linea. È il quadro delineato da uno studio internazionale guidato da Yanhong Jessika Hu e Penelope Bryant del Murdoch Children’s Research Institute (MCRI), pubblicato sulla rivista JAMA Pediatrics.
I ricercatori hanno analizzato oltre 106.000 campioni provenienti da ragazzi fino a 18 anni raccolti in 82 Paesi tra il 2004 e il 2022. L’analisi mostra che la resistenza antimicrobica è aumentata in tutte le regioni del pianeta, con un impatto marcato nei neonati, nei bambini ricoverati in terapia intensiva e nei Paesi con minori risorse sanitarie. L’aumento è attribuito soprattutto ai batteri Gram-negativi responsabili di infezioni gravi come sepsi e polmoniti. Lo studio evidenzia una crescita rapida della resistenza agli antibiotici classificati dall’Organizzazione mondiale della sanità come “Watch” e “Reserve”, categorie che comprendono i farmaci da utilizzare con particolare cautela per preservarne l’efficacia.
Parallelamente è stata sviluppata la piattaforma AMR in Kids, che consente a medici, ricercatori e decisori sanitari di consultare i dati sulla resistenza agli antibiotici per Paese, specie batterica e classe di antibiotici, oltre a fornire previsioni fino al 2035. Combinando quasi vent’anni di dati con modelli previsionali, il sistema permette di individuare le aree e i patogeni nei quali la resistenza è destinata a crescere. Le proiezioni indicano che due tra i principali batteri responsabili delle infezioni ospedaliere potrebbero diventare sempre più difficili da trattare. Acinetobacter baumannii, associato a sepsi e polmoniti nosocomiali, presenta già oggi livelli più elevati di resistenza, mentre Klebsiella, responsabile tra l’altro di infezioni urinarie e ascessi epatici, mostra la crescita più rapida.




