L’aterosclerosi presenta caratteristiche fondamentali che consentono di considerarla una malattia autoimmune: sono stati identificati autoanticorpi autoreattivi ad alta affinità che, trasferiti nei topi, accelerano la malattia, mentre uno di questi autoanticorpi è diretto contro l’istone 2B e la vaccinazione degli animali con questa proteina ha aumentato la gravità dell’aterosclerosi. A ottenere i risultati è stato un consorzio internazionale diretto da Andreas Habenicht, dell’LMU University Hospital, e Changjun Yin, della Sun Yat-Sen University di Guangzhou, in Cina. I dati sperimentali ottenuti nei topi sono stati inoltre affiancati da quelli di 495 persone della popolazione generale reclutate a Guangzhou. La ricerca è stata pubblicata su Nature Cardiovascular Research.
Nelle malattie autoimmuni il sistema immunitario si rivolge contro lo stesso organismo attraverso cellule B patogene ad alta affinità o cellule T, provocando danni agli organi. Tra gli esempi citati dai ricercatori figurano la sclerosi multipla, il diabete di tipo 1 e l’artrite reumatoide. Nonostante decenni di ricerche internazionali sull’aterosclerosi, secondo gli autori non erano stati finora documentati criteri analoghi capaci di definirne la natura autoimmune. Il gruppo di ricerca ha ora individuato autoanticorpi autoreattivi ad alta affinità e verificato sperimentalmente la loro capacità di incidere sulla progressione dell’aterosclerosi. Dopo il trasferimento adottivo nei topi, questi autoanticorpi hanno infatti accelerato la malattia. Uno degli autoanticorpi identificati è diretto contro l’istone 2B.
Il lavoro identifica dunque una coppia autoanticorpo-autoantigene patogena ad alta affinità nell’aterosclerosi e porta gli autori a sostenere che la malattia soddisfi criteri cruciali utilizzati per definire una patologia autoimmune.




