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Trascorrere anche soli 5 giorni in una grande città inquinata può aumentare il rischio di subire un ictus. A scoprirlo è uno studio dell’Università di Giordania ad Amman basato sui dati di 110 studi che hanno coinvolto oltre 18 milioni di casi di ictus. I risultati, pubblicati sulla rivista Neurology, hanno rivelato una correlazione tra livelli più elevati di inquinanti, come il biossido di azoto, il monossido di carbonio, il biossido di zolfo e particolati, e un aumentato rischio di ictus.

In particolare il biossido di azoto, prodotto principalmente dalla combustione di combustibili fossili ad alte temperature, ha mostrato un legame con un aumento del 33% della mortalità per ictus. Un aumento significativo del 60% del rischio di morte per ictus è stato associato a livelli più elevati di anidride solforosa, un sottoprodotto della combustione di combustibili ricchi di zolfo. Mentre il PM2.5 è risultato associato a un rischio di mortalità del 9% e il PM10 a un rischio del 2%. “Invece di considerare settimane o mesi di esposizione, abbiamo preso in considerazione solo cinque giorni e abbiamo trovato un legame tra l’esposizione a breve termine all’inquinamento atmosferico e un aumento del rischio di ictus - dice Ahmad Toubasi, ricercatore dell’Università di Giordania responsabile del lavoro -. Questo evidenzia l’importanza degli sforzi globali per creare politiche che riducano l’inquinamento atmosferico. In questo modo si può ridurre il numero di ictus e le loro conseguenze”

Più alte concentrazioni di biossido di azoto sono risultate collegate a un rischio aumentato del 28% di ictus nei cinque giorni successivi; più alti livelli di ozono, a un incremento del 5% di probabilità di ictus; più alte quantità di monossido di carbonio, a un aumento del 26%; di anidride solforosa, a probabilità aumentate del 15%. Più elevate concentrazioni di PM1 (particelle di meno di un micron di diametro) sono risultate legate a un incremento del 9% del rischio di ictus, di PM2.5 del 15%, di PM10 del 14%.

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