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Quando si collabora i cervelli si allineano

Un breve programma di allenamento cognitivo al computer, mirato ad aumentare la velocità di elaborazione delle informazioni e la capacità di gestire compiti complessi è associato a un rischio significativamente più basso di ricevere una diagnosi di demenza fino a 20 anni dopo. È quanto emerge da uno studio randomizzato finanziato dai National Institutes of Health e pubblicato sulla rivista Alzheimer’s & Dementia: Translational Research and Clinical Interventions, condotto da un gruppo di ricercatori coordinato da Marilyn Albert, direttrice dell’Alzheimer’s Disease Research Center di Johns Hopkins Medicine. Lo studio analizza i dati a lungo termine dell’Advanced Cognitive Training for Independent and Vital Elderly (ACTIVE).

Tra il 1998 e il 1999, i ricercatori hanno arruolato 2.802 adulti di età pari o superiore a 65 anni, assegnandoli in modo casuale a tre diversi interventi di allenamento cognitivo – memoria, ragionamento e velocità di elaborazione – oppure a un gruppo di controllo senza alcun training. I programmi consistevano in sessioni di 60–75 minuti distribuite nell’arco di cinque o sei settimane; metà dei partecipanti ha inoltre ricevuto sessioni di richiamo (“booster”) a distanza di uno e tre anni. Nel follow-up a 20 anni, basato sull’analisi dei dati Medicare di 2.021 partecipanti, i ricercatori hanno osservato che l’intervento sulla velocità di elaborazione con sessioni di richiamo era l’unico associato a una riduzione statisticamente significativa (-25%) dell’incidenza di demenza rispetto al gruppo di controllo.

Il training sulla velocità di elaborazione è progettato per aiutare le persone a individuare rapidamente informazioni visive su uno schermo e a gestire compiti progressivamente più complessi in tempi sempre più brevi. Secondo gli autori, questo tipo di esercizio potrebbe rafforzare meccanismi cognitivi fondamentali per il funzionamento quotidiano e la resilienza cerebrale nel lungo periodo.

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