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Quando si collabora i cervelli si allineano

Le ossa non sono una struttura inerte, né un semplice deposito di calcio. Sono un tessuto vivo, dinamico, capace di rinnovarsi continuamente e di dialogare con il resto dell’organismo. A regolare questo equilibrio non sono soltanto calcio, vitamina D, estrogeni o paratormone, ma anche il cervello, il sistema nervoso e alcuni ormoni prodotti dall’ipofisi.

È questo il messaggio centrale della review “Neuroendocrine and neural control of bone mass in health and disease”, pubblicata sul Journal of Clinical Investigation da un gruppo internazionale di esperti, tra cui il professor Andrea Giustina, presidente GIOSEG, e il professor Mone Zaidi, della Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York.

In termini semplici: lo scheletro riceve dal cervello, dagli ormoni ipofisari e dai nervi che innervano l’osso segnali che possono influenzare il delicato equilibrio tra formazione e riassorbimento osseo.

“Per molti anni abbiamo considerato l’osteoporosi soprattutto come una conseguenza dell’invecchiamento, della carenza estrogenica o di alterazioni del metabolismo minerale. Oggi sappiamo che è una condizione sistemica», spiega Andrea Giustina, docente di Endocrinologia e direttore dell’UO di Endocrinologia al San Raffaele di Milano e presidente GIOSEG.

L’osteoporosi interessa circa 200 milioni di persone nel mondo; in Italia, riguarda oltre 4,3 milioni di persone, in larga maggioranza donne; il numero annuo di fratture potrebbe superare le 700mila entro il 2034. L’impatto non è solo clinico: in Italia il costo delle fratture osteoporotiche è stato stimato in circa 9,45 miliardi di euro l’anno (circa il 6% della spesa sanitaria). Nonostante questi numeri, la fragilità ossea resta spesso sottovalutata e non identificata o trattata anche dopo una frattura.

Ribadita la validità delle raccomandazioni fondamentali della prevenzione - alimentazione adeguata, attività fisica regolare, prevenzione delle cadute, diagnosi precoce, attenzione ai fattori di rischio ed eventuali terapie - la nuova frontiera è capire sempre meglio quali segnali, in quali pazienti e in quali fasi della vita, contribuiscano alla perdita ossea per la messa a punto di strategie sempre più precise ed efficaci.

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