Una macchina impazzita che corre senza freni verso l’autodistruzione. È questa l’efficace immagine che descrive la nuova strategia terapeutica individuata dai ricercatori dell’IRCCS Candiolo per combattere il tumore del colon-retto metastatico quando smette di rispondere alle cure tradizionali. Lo studio, pubblicato sulla rivista EMBO Molecular Medicine e coordinato da Sabrina Arena, professoressa associata del dipartimento di oncologia dell’Università di Torino e responsabile del laboratorio di Translational Cancer Genetics dell’IRCSS di Candiolo, apre una nuova speranza per i pazienti che sviluppano la cosiddetta “resistenza acquisita” alle terapie mirate anti-EGFR.
Lo studio punta a soddisfare un ‘unmet clinical need’, un bisogno clinico insoddisfatto. I ricercatori hanno scoperto che le cellule tumorali resistenti, pur sembrando più forti, nascondono una fragilità: sono cariche di danni al DNA e soffrono di un elevato stress replicativo. «Per sopravvivere nonostante i danni – spiega la Arena - il tumore si affida a una proteina chiamata WEE1, che funge da freno di sicurezza: sospendendo momentaneamente il ciclo cellulare e permettendo alla cellula di riparare il proprio DNA».
La strategia “paradossa” dei ricercatori di Candiolo consiste nel bloccare questo freno: «Inibendo WEE1, la cellula tumorale è costretta a correre e dividersi senza controllo, portando con sé tutti i suoi errori genetici e metabolici fino a ‘schiantarsi’ e andare incontro a morte cellulare», specifica Arena. Lo studio si è avvalso di una piattaforma d’avanguardia basata su diversi modelli di laboratorio, tra cui cellule, xenotrapianti e organoidi. E’ in questo modo che i ricercatori hanno identificato nella proteina H2AX un indicatore utile per capire quali tumori sono più “danneggiati” e quindi più sensibili al trattamento. «La nostra ricerca – conclude la Arena - dimostra che l’inibitore di WEE1 è estremamente efficace se combinato con la chemioterapia tradizionale, in una combinazione in cui la chemio agisce come un ‘carburante tossico’ che esaspera i danni, mentre il blocco di WEE1 impedisce ogni riparazione».




