Nel latte materno sono presenti sette biomarcatori chiave, che possono riflettere lo stato funzionale della ghiandola mammaria e la salute metabolica della donna. A identificarli è stato uno studio, pubblicato sulla rivista Science (https://www.science.org/doi/10.1126/science.aee7240), condotto dagli scienziati della New York University Grossman School of Medicine e dell’Università di Manitoba. Il team, guidato dagli scienziati April Jauhal e Meghan Azad, ha analizzato 1.543 campioni di latte materno raccolti in Canada, Pakistan e Burkina Faso.
Attraverso l’analisi multi-omica, che unisce lo studio di metaboliti, proteine e nutrienti, e l’intelligenza artificiale, il gruppo di ricerca ha mappato la composizione del latte legandola ai processi biologici della ghiandola mammaria. Il lavoro, riportano gli esperti, ha permesso di identificare sette biomarcatori chiave nel latte (tra cui l’acilcarnitina C5, la lisina e il selenio) che collegano direttamente la nutrizione materna alla crescita del neonato, dimostrando che carenze specifiche, come quella di vitamina B5, possono alterare il metabolismo della ghiandola.
“Il latte materno – afferma Shenhav – rappresenta una finestra non invasiva sulla biologia della ghiandola mammaria in allattamento. I nostri risultati dimostrano lo stretto legame tra nutrizione materna, salute metabolica e funzione mammaria”. I ricercatori stanno ora sviluppando modelli computazionali per superare i limiti nutrizionali che frenano la produzione di latte, concentrandosi sulla via metabolica della vitamina B5. Allo stesso tempo, concludono gli autori, nei prossimi approfondimenti sarà interessante valutare il colostro e il latte transizionale per capire come la ghiandola mammaria si attivi subito dopo il parto.




