Gli anziani con un reddito più basso possono vivere fino a quasi 10 in meno rispetto ai coetanei più benestanti. È quanto emerge da un’analisi condotta dal National Council on Aging degli Stati Uniti e dal LeadingAge long-term services and supports (LTSS) Center dell’Università del Massachusetts a Boston. I risultati sono stati discussi in occasione del congresso nazionale della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, a Napoli. Lo studio ha rilevato che la maggior parte degli anziani non dispone di risorse sufficienti per far fronte a una assistenza sanitaria a lungo termine o a problemi di salute, con una maggiore incidenza della mortalità che arriva a ridurre la longevità di quasi un decennio.
“Secondo l’analisi condotta negli Stati Uniti, gli anziani che appartengono al 20% più povero della popolazione, con un reddito medio inferiore ai 20.000 dollari l’anno, muoiono con una frequenza quasi doppia rispetto ai loro coetanei con un reddito annuo pari o superiore ai 120.000 dollari”, sottolinea Dario Leosco, presidente SIGG e professore Ordinario di Geriatria, Università degli Studi di Napoli Federico II.
“In media, gli anziani con meno risorse muoiono circa nove anni prima di quelli più abbienti – continua il presidente della SIGG - ma non si tratta soltanto di avere meno mezzi: lo svantaggio socioeconomico, espresso in termini di reddito, istruzione, alloggio, si ‘fa strada’ anche nell’organismo, provocando in misura inversamente proporzionale al reddito, una condizione di stress cronico che può portare a un’infiammazione sistemica di tutti i tessuti Questa rappresenta terreno fertile per il prosperare di malattie neurodegenerative, cardiovascolari e oncologiche, a cui si aggiunge l’effetto antagonista nei confronti del sistema immunitario, con la conseguente perdita progressiva delle capacità dell’organismo di difendersi da agenti esterni. La scarsità economica si trasforma quindi anche in un fattore di rischio biologico che accorcia l’esistenza e riduce gli anni vissuti in buona salute.




