Accessi ripetuti agli hub, passaggi tra servizi non sempre coordinati, follow-up disomogenei, informazioni che non viaggiano insieme alla persona e costi sempre più insostenibili per chi è costretto a viaggiare, anche fuori Regione, per inseguire le cure.
Sono solo alcuni degli ostacoli con cui si confrontano ogni giorno in Italia gli oltre 3,7 milioni di persone che vivono dopo una diagnosi di tumore, patologia che registra ogni anno circa 390 mila nuovi casi nel nostro Paese.
Proprio sul tema delle difficoltà che vanno al di là della situazione clinica dei pazienti oncologici è il documento “Transizione Ospedale–Territorio in Oncologia” elaborato dal Gruppo di Lavoro CIPOMO–FNOMCeO, condiviso con FIMMG (Medici di Medicina Generale) e SUMAI (Medicina Ambulatoriale) e presentato al 30° Congresso Nazionale CIPOMO, svoltosi nei giorni scorsi a Roma. Il testo non si limita a ribadire la necessità di una rete, ma indica cinque scelte strutturali che, se applicate, modificano concretamente il percorso assistenziale.
Queste le cinque leve operative individuate grazie all’analisi dei principali documenti nazionali e delle esperienze territoriali sono state individuate cinque leve operative per rendere concreta l’integrazione tra ospedale e territorio già attive:
- Governance unica delle Reti Oncologiche: una cabina di regia regionale responsabile dell’intero percorso assistenziale, con standard omogenei e monitoraggio degli esiti.
- PDTA vincolanti: percorsi formalmente adottati e applicati in tutti i setting assistenziali, con tempi e responsabilità chiaramente definiti.
- Integrazione del Medico di Medicina Generale: accesso alla cartella clinica oncologica unica e ruolo attivo nel follow-up e nella gestione delle problematiche minori.
- Oncologo transmurale: figura ponte tra ospedale e territorio, attiva anche nelle Case e negli Ospedali di Comunità
- Care Plan (piani di cura) per la lungovivenza: un piano strutturato che definisce follow-up, prevenzione, gestione degli effetti tardivi e servizi di supporto.




