MENU
Quando si collabora i cervelli si allineano

Un ormone prodotto da fegato e intestino potrebbe essere uno dei fattori che collegano metabolismo e cervello nell’anoressia nervosa e aiutare a prevedere il rischio di ricaduta dopo il trattamento. È quanto emerge da una ricerca presentata al congresso FENS Forum 2026 da Virginie Tolle dell’Institut National de la Santé et de la Recherche Médicale (INSERM) e dell’Institute of Psychiatry and Neuroscience di Parigi.

Lo studio mostra che le persone affette da anoressia nervosa presentano livelli significativamente più elevati dell’ormone LEAP2 durante la fase acuta della malattia. I pazienti con le concentrazioni più elevate risultano anche quelli maggiormente esposti al rischio di ricaduta dopo il percorso terapeutico. Per lo studio i ricercatori hanno seguito 30 donne tra i 18 e i 60 anni ricoverate presso il centro specializzato Clinique des Maladies Mentales et de l’Encéphale dell’ospedale Sainte-Anne di Parigi. I campioni di sangue sono stati raccolti prima del trattamento, dopo 4 mesi di rialimentazione e 6 mesi dopo la dimissione. Le pazienti hanno inoltre compilato questionari dettagliati sul comportamento.

L’analisi ha evidenziato che, al momento del ricovero, i livelli di LEAP2 erano circa il 20% più elevati rispetto a quelli osservati dopo 4 mesi di trattamento. L’aumento risultava particolarmente evidente nelle pazienti che avrebbero successivamente presentato una ricaduta. LEAP2 agisce contrastando la grelina, l’ormone prodotto dallo stomaco che normalmente stimola la fame. Secondo gli autori, questo meccanismo potrebbe contribuire a sopprimere i normali segnali dell’appetito e spiegare la straordinaria capacità di alcune persone con anoressia di mantenere restrizioni alimentari per periodi molto prolungati. I ricercatori hanno affiancato allo studio clinico esperimenti su modelli animali. “I nostri risultati suggeriscono che i segnali metabolici che normalmente regolano la fame si adattano in modo diverso nell’anoressia nervosa e influenzano anche il cervello e i processi decisionali”, afferma Tolle. “LEAP2 rappresenta un potenziale bersaglio per nuove strategie terapeutiche e potrebbe diventare un biomarcatore utile per identificare i pazienti a maggior rischio di ricaduta e adattare di conseguenza il trattamento”, conlude.

Articoli Correlati

x