Un gruppo di ricercatori dell’Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irgb) di Cagliari e dell’Università degli Studi di Sassari ha scoperto una variante genetica capace di ostacolare la crescita del parassita della malaria. Il lavoro, pubblicato su Nature, chiarisce anche il meccanismo biologico della protezione e indica una possibile strada per nuovi farmaci. La malaria provoca ancora oggi oltre 600mila morti all’anno, soprattutto nei paesi tropicali, ma non tutte le persone infette si ammalano nello stesso modo. Capire perché ciò accade è una delle sfide più importanti della medicina.
La terapia ormonale sostitutiva (TOS) in menopausa non aumenta il rischio di mortalità. Anzi, per alcune donne potrebbe essere un vero e proprio “scudo” per la salute. A dimostrarlo è uno studio danese, coordinato da ricercatori del Copenhagen University Hospital - Rigshospitalet di Copenhagen e pubblicato sul The British Medical Journal. Per anni la TOS - introdotta per alleviare i tormenti della menopausa, dalle vampate improvvise alle notti insonni – si era portata dietro una scia di sospetti e paure.
La geometria delle superfici dei dispositivi medici, come cateteri e stent, può effettivamente essere sfruttata per ostacolare l’adesione batterica e prevenire così le infezioni. A dimostrarlo è una ricerca condotta da Roberto Rusconi, responsabile dell’unità di Fisica Applicata, Biofisica e Microfluidica presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas e docente all’Humanitas University, e da Luca Pellegrino, ricercatore post-dottorato nello stesso laboratorio. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Communications.
Un breve programma di allenamento cognitivo al computer, mirato ad aumentare la velocità di elaborazione delle informazioni e la capacità di gestire compiti complessi è associato a un rischio significativamente più basso di ricevere una diagnosi di demenza fino a 20 anni dopo. È quanto emerge da uno studio randomizzato finanziato dai National Institutes of Health e pubblicato sulla rivista Alzheimer’s & Dementia: Translational Research and Clinical Interventions, condotto da un gruppo di ricercatori coordinato da Marilyn Albert, direttrice dell’Alzheimer’s Disease Research Center di Johns Hopkins Medicine. Lo studio analizza i dati a lungo termine dell’Advanced Cognitive Training for Independent and Vital Elderly (ACTIVE).
L’uso problematico e di tipo “addictive” di telefoni cellulari, social media e videogiochi tra gli 11 e i 12 anni è associato a un aumento del rischio di problemi di salute mentale, disturbi del sonno e comportamenti suicidari nel giro di un anno. È quanto emerge da uno studio guidato da Jason M. Nagata, medico della Division of Adolescent and Young Adult Medicine del Dipartimento di Pediatria della University of California, San Francisco, pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine.
L’alimentazione a tempo limitato – una forma di digiuno intermittente – può ridurre significativamente l’attività sintomatica della malattia e l’infiammazione sistemica negli adulti con morbo di Crohn e sovrappeso o obesità. A scoprirlo è un nuovo studio dell’Università di Calgary, finanziato dalla Crohn’s & Colitis Foundation dall’Università di Calgary, il primo a dimostrare che mangiare solo entro un intervallo di 8 ore può ridurre l’attività del morbo di Crohn del 40% e il disagio addominale del 50% in sole 12 settimane, rispetto a un programma alimentare standard. I risultati del lavoro sono stati pubblicati sulla rivista Gastroenterology.
Consumare due o tre caffè al giorno, così come una o due tazze di tè, è associato a un minore rischio di demenza e a una migliore funzione cognitiva. Questo è quanto emerge da uno studio, pubblicato sul Journal of American Medical Association, condotto dagli scienziati del Mass General Brigham, della Harvard TH Chan School of Public Health e del Broad Institute presso il Massachusetts Institute of Technology. Il team, guidato da Daniel Wang e Yu Zhang, ha considerato i dati di 131.821 partecipanti al Nurses’ Health Study (NHS) e all’Health Professionals Follow-Up Study (HPFS). Nel complesso, i progetti tenevano conto di oltre 40 anni di informazioni.
Una ricerca sulla bronchite cronica ed enfisema polmonare (broncopneumopatia cronica ostruttiva), coordinata dall’Università di Udine, ha identificato i parametri (biomarcatori) che misurano le limitazioni del funzionamento dei principali organi coinvolti nella patologia, in particolare quelli dell’attività fisica. Allo studio ha lavorato il gruppo di fisiologia, coordinato da Bruno Grassi, del Dipartimento di Medicina dell’Università di Udine, in collaborazione con le Università di Pavia e di Verona.
Una indagine condotta dal Prof. Silvio Danese e dal Dr. Ferdinando D’Amico dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano rivela un significativo divario tra la crescente consapevolezza del ruolo terapeutico della nutrizione e l’effettivo accesso dei pazienti affetti da Morbo di Crohn a un supporto specialistico.
Un team di ricerca italo-statunitense composto da ricercatrici dell’Istituto per la microelettronica e i microsistemi del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma (Cnr-Imm) e dell’Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività di Bologna (Cnr-Isof), e da colleghi del Department of Mechanical Engineering della Johns Hopkins University a Baltimora (USA), ha sviluppato una strategia sperimentale che consente di ricreare e studiare in laboratorio una morfologia cellulare molto simile a quella che le cellule del cervello, in particolare gli astrociti, assumono in vivo.
I nuovi farmaci antiobesità si stanno rivelando preziosi alleati per la salute mentale. Da un lato, infatti, aiutano a contrastare l’aumento di peso legato ad alcuni psicofarmaci compromettendo l’aderenza terapeutica, dall’altro potrebbero contribuire a ridurre il rischio di depressione e disturbo bipolare. In sostanza gli agonisti del recettore del peptide-1 glucagone-simile (GLP-1), sono composti simili ad ormoni naturalmente presenti nel nostro organismo sui quali ci sono iniziali evidenze di efficacia, oltre che per il diabete e l’obesità, anche per altre patologie neuropsichiatriche. Lo dimostrano due studi recentemente pubblicati sulle riviste JAMA Psychiatry e BMC Psychiatry, di cui si è parlato in occasione del XXVII congresso nazionale della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (Sinpf), che si è tenuto a Milano.
I disturbi psicotici vengono diagnosticati sempre più spesso e in età più precoce nelle generazioni più recenti. È quanto emerge da un ampio studio osservazionale condotto su oltre 12 milioni di persone in Ontario, in Canada, e pubblicato sul Canadian Medical Association Journal, che documenta un aumento significativo dei tassi di psicosi, inclusa la schizofrenia, tra i nati dagli anni Ottanta in poi.
Mangiare in modo autonomo rappresenta una delle tappe evolutive più significative nel percorso di crescita di ogni bambino e le evidenze scientifiche più recenti suggeriscono che la partecipazione del bambino ai pasti in famiglia sin dall’inizio dello svezzamento, secondo il modello dell’alimentazione complementare a richiesta, può giocare un ruolo importante in un ambito dello sviluppo solo apparentemente distante, quello della comunicazione e del linguaggio.
Un nuovo studio, frutto di una collaborazione internazionale tra gli scienziati del Centro di Ricerca Coordinata “Aldo Ravelli” dell’Università degli Studi di Milano e i ricercatori di altre università internazionali tra cui Yale University, University of California, University of London, riporta un consensus autorevole dei massimi esperti mondiali circa i meccanismi patobiologici delle complicanze neurologiche e psicologiche del Covid-19 e del Long-Covid sia negli adulti che nei bambini, e ne illustra le prospettive terapeutiche attuali.
Una molecola, già studiata in passato per il trattamento di disturbi del sonno e della veglia, mostra per la prima volta la capacità di proteggere i neuroni e favorire la riparazione della mielina nei modelli sperimentali di sclerosi multipla. Lo studio, pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine, identifica bavisant come candidato terapeutico in grado di agire su due dei meccanismi più devastanti della malattia: la degenerazione delle fibre nervose e il fallimento dei processi di rimielinizzazione. Il progetto è stato coordinato dall’Università Vita-Salute San Raffaele e IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.
Quando il rinovirus, la causa più comune del raffreddore, infetta le vie nasali, non è solo il virus a determinare l’esito dell’infezione, ma soprattutto la risposta delle cellule che rivestono il naso. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Cell Press Blue, che mostra come le difese innate dell’epitelio nasale siano in grado di controllare la diffusione del virus e di influenzare in modo decisivo la comparsa e la gravità dei sintomi. I ricercatori della Yale School of Medicine hanno analizzato nel dettaglio il comportamento delle cellule nasali durante l’infezione da rinovirus, dimostrando che una risposta antivirale rapida ed efficace può impedire al virus di replicarsi e diffondersi.
L’intelligenza artificiale potrebbe trasformare radicalmente la cura dei neonati prematuri, consentendo ai medici di prevedere con elevata precisione il loro percorso clinico già nelle prime ore di vita. È quanto emerge da uno studio guidato da Stanford Medicine, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science Translational Medicine, che dimostra come un algoritmo di deep learning possa analizzare campioni di sangue raccolti alla nascita per anticipare lo sviluppo delle principali complicanze legate alla prematurità. La ricerca si basa sull’analisi dei dati di oltre 13.000 bambini nati pretermine in California, utilizzando i tradizionali “dried blood spot” prelevati di routine nei primi giorni di vita.
Una ricerca guidata dall’Istituto di genetica e biofisica “A. Buzzati-Traverso” del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli (Cnr-Igb) , in collaborazione con l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, l’Università degli Studi di Napoli Federico II e la svedese Lund University, ha individuato il ruolo chiave di un tipo di RNA non codificanti - cioè molecole di RNA che non producono proteine, ma svolgono ruoli altrettanto fondamentali nel funzionamento delle cellule - e costituiscono una frontiera ancora in gran parte inesplorata della biologia molecolare.
Crescere in case riscaldate o illuminate con combustibili solidi come carbone, legna o scarti vegetali può lasciare un’impronta duratura sulla salute del cervello. L’esposizione all’inquinamento dell’aria indoor durante l’infanzia è infatti associata a peggiori prestazioni cognitive molti decenni dopo: lo indica uno studio dell’Università di Helsinki pubblicato sulla rivista Social Science & Medicine. La ricerca è la prima a dimostrare in modo sistematico che l’inquinamento domestico nei primi anni di vita può influenzare le funzioni cognitive in età adulta.
La sclerosi multipla non dipende da una singola causa, ma dall’interazione precisa tra un’infezione virale molto diffusa e una predisposizione genetica specifica. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Cell, che chiarisce per la prima volta il meccanismo molecolare attraverso cui il virus di Epstein-Barr e una variante genetica associata alla malattia cooperano per innescare la risposta autoimmune alla base della patologia.