Nel latte materno sono presenti sette biomarcatori chiave, che possono riflettere lo stato funzionale della ghiandola mammaria e la salute metabolica della donna. A identificarli è stato uno studio, pubblicato sulla rivista Science (https://www.science.org/doi/10.1126/science.aee7240), condotto dagli scienziati della New York University Grossman School of Medicine e dell’Università di Manitoba. Il team, guidato dagli scienziati April Jauhal e Meghan Azad, ha analizzato 1.543 campioni di latte materno raccolti in Canada, Pakistan e Burkina Faso.
Consumare ogni giorno 60 grammi di arachidi non salate e tostate con la buccia per 16 settimane è stato associato a un miglioramento della risposta cerebrale all’insulina in regioni coinvolte nella memoria. Questo è quanto emerge da uno studio randomizzato controllato crossover condotto da Peter Joris e Lucia Kerkhof, scienziati del Maastricht University Medical Center, su 31 adulti sani tra 60 e 75 anni e pubblicato sulla rivista Food & Function.
Un nuovo studio di neuroimaging condotto da psicologi dell’Università della California ha dimostrato che gli abusi subiti durante l’infanzia lasciano cicatrici nel cervello. I ricercatori hanno riscontrato correlazioni tra la gravità di diverse forme di maltrattamento e lo spessore corticale, l’area superficiale e il volume sottocorticale del cervello, basandosi su immagini di risonanza magnetica. L’effetto è risultato più pronunciato nelle giovani donne rispetto agli uomini e ai bambini. I risultati sono stati pubblicati su Biological Psychiatry.
Uno studio coordinato dall’Università Statale di Milano ha individuato un nuovo meccanismo alla base dello sviluppo del mieloma multiplo. In questo tumore del sangue le plasmacellule, derivate dai linfociti B, proliferano nel midollo osseo e ne alterano profondamente il microambiente, favorendo processi dannosi come il riassorbimento osseo e la formazione di nuovi vasi sanguigni. Il processo, descritto sulla rivista Leukemia, coinvolge le vescicole extracellulari, piccole strutture capaci di trasportare molecole e segnali biologici a distanza.
I figli delle donne che soffrono di depressione durante la gravidanza presentano una maggiore frequenza di disturbi del neurosviluppo e di bisogni educativi speciali, indipendentemente dall’esposizione prenatale agli antidepressivi. L’assunzione dei farmaci è associata a un ulteriore modesto aumento del rischio, che potrebbe però dipendere almeno in parte dalla maggiore gravità della depressione nelle donne sottoposte a trattamento. È quanto emerge da uno studio coordinato da Saraid McIlvride dell’Università di Glasgow, nel Regno Unito, pubblicato sulla rivista PLOS Medicine.
Se si decidesse di abolire il cambio dell’ora due volte l’anno, mantenendo permanentemente l’ora solare sarebbe preferibile per la salute. È la conclusione di un’analisi pubblicata sul Canadian Medical Association Journal da Raymond Lam dell’University of British Columbia e colleghi, secondo cui la maggiore disponibilità di luce al mattino favorisce la sincronizzazione dell’orologio circadiano, con possibili benefici per sonno e umore.
Circa 4 adolescenti su 5 con tumore del colon-retto arrivano alla diagnosi quando la malattia è già allo stadio III o IV e meno di 1 su 4 ha una storia familiare della neoplasia. È quanto emerge dall’analisi di 84 pazienti fino a 21 anni condotta in 34 centri del Pediatric Surgical Oncology Research Collaborative. Lo studio retrospettivo ha esaminato pazienti ai quali il tumore era stato diagnosticato tra il 2012 e il 2023, escludendo quelli con predisposizione al carcinoma colorettale o a malattie infiammatorie intestinali.
Più passi compiono ogni giorno i ragazzi tra gli 11 e i 12 anni, minori risultano i problemi di salute mentale osservati un anno più tardi. L’associazione continua fino ad almeno 12mila passi al giorno, senza mostrare nel campione esaminato un livello oltre il quale i benefici sembrano stabilizzarsi. È quanto emerge da uno studio condotto dal King’s College London e dall’University of Massachusetts Amherst su 5.515 adolescenti statunitensi e pubblicato sulla rivista JAMA Network Open.
Un registro nazionale dedicato alla fibrosi polmonare idiopatica per ricostruire con maggiore precisione la storia della malattia, migliorare la diagnosi e valutare l’efficacia delle terapie disponibili e sperimentali. È il Registro italiano per la fibrosi polmonare idiopatica (Registro Ipf), attivo presso l’Istituto superiore di sanità (Iss) e coordinato dal Centro nazionale malattie rare. Attualmente in fase di arruolamento, raccoglie informazioni cliniche relative a 425 pazienti seguiti da 17 centri aderenti al progetto. L’iniziativa nasce dalla necessità di superare la frammentazione delle informazioni disponibili su una malattia rara, cronica e progressiva che compromette la funzionalità dei polmoni e per la quale la diagnosi precoce rappresenta una delle principali sfide.
Un percorso lavorativo discontinuo durante la mezza età è associato a risultati cognitivi peggiori negli anni successivi, con differenze tra uomini e donne. Negli uomini, una storia occupazionale irregolare è risultata associata a punteggi cognitivi inferiori e a una maggiore probabilità di compromissione cognitiva; nelle donne, l’instabilità lavorativa e il pensionamento anticipato sono stati associati soprattutto a risultati peggiori nei test di memoria e delle funzioni esecutive. Questo è quanto emerge da uno studio della Columbia University Mailman School of Public Health, pubblicato sulla rivista Alzheimer’s & Dementia e condotto da Erika Beidelman, ricercatrice post-dottorato del Butler Columbia Aging Center.
Un ampio studio prospettico pubblicato su Nature Medicine ha scoperto che un esame del sangue progettato per rilevare diversi tipi di cancro ha identificato segnali di cancerogenicità per 17 ampie tipologie di tumore, come il cancro ovarico, polmonare, mammario e del colon-retto, molti dei quali non dispongono di test di screening raccomandati. La Mayo Clinic è stata tra le istituzioni partecipanti allo studio prospettico e interventistico, che ha coinvolto 35.878 adulti di età pari o superiore a 50 anni.
Il “contatto fisico” dei microrganismi con le cellule immunitarie potrebbe essere la chiave di volta della risposta di un organismo nelle prime fasi di un’infezione. Grazie a questo meccanismo, il sistema immunitario può iniziare a reagire prima ancora di avere riconosciuto i suoi segnali molecolari. A rivelarlo è uno studio pubblicato su Nature Immunology, coordinato dall'Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con Università Statale di Milano, Università di Pavia e Università Vita-Salute San Raffaele.
L’aterosclerosi presenta caratteristiche fondamentali che consentono di considerarla una malattia autoimmune: sono stati identificati autoanticorpi autoreattivi ad alta affinità che, trasferiti nei topi, accelerano la malattia, mentre uno di questi autoanticorpi è diretto contro l’istone 2B e la vaccinazione degli animali con questa proteina ha aumentato la gravità dell’aterosclerosi. A ottenere i risultati è stato un consorzio internazionale diretto da Andreas Habenicht, dell’LMU University Hospital, e Changjun Yin, della Sun Yat-Sen University di Guangzhou, in Cina. I dati sperimentali ottenuti nei topi sono stati inoltre affiancati da quelli di 495 persone della popolazione generale reclutate a Guangzhou. La ricerca è stata pubblicata su Nature Cardiovascular Research.
Le persone che vivono in aree con livelli più elevati di inquinamento atmosferico hanno maggiori probabilità di sviluppare glaucoma e cataratta. A scoprirlo è un ampio studio presentato al 44esimo congresso della Società Europea di Chirurgia della Cataratta e Refrattiva da Ahmed Alnabihi del King Khaled Eye Specialist Hospital and Research Center di Riyadh, in Arabia Saudita. Lo studio è una revisione sistematica e una meta-analisi, il che significa che i ricercatori hanno raccolto tutte le ricerche esistenti in questo ambito e ne hanno aggregato i dati.
Livelli troppo alti e troppo bassi di testosterone possono aumentare il rischio di fibrillazione atriale, un’alterazione del ritmo cardiaco che accresce il rischio di complicazioni gravi come l’ictus. A fare luce su questa associazione è uno studio, pubblicato sul Journal of the Endocrine Society, condotto dagli scienziati della University of Kansas Medical Center e del Kansas City Veterans Affairs Medical Center.
Livelli più elevati di vitamina B12 nei genitori prima del concepimento e concentrazioni più elevate di acido folico nei globuli rossi della madre dopo sono associati a un minor rischio di malformazioni congenite nel nascituro. È quanto emerge da uno studio guidato dall’Università di Fudan (Cina) e pubblicato sugli Annals of Internal Medicine. I ricercatori hanno studiato 3.032 coppie che hanno fornito campioni di sangue entro 4 mesi prima del concepimento e 17.765 donne che sono state sottoposte a test al quarto mese di gestazione o prima.
Il monitoraggio ECG precoce, avviato direttamente al pronto soccorso con un dispositivo indossabile, ha il potenziale di trasformare la cura di migliaia di pazienti che si presentano in ospedale dopo svenimenti inspiegabili. È la conclusione principale dello studio ASPIRED, condotto in 45 ospedali del Regno Unito e pubblicato sul New England Journal of Medicine.
L’utilizzo elevato dei social media è un indizio di possibile depressione più affidabile rispetto a molti altri fattori comuni come giocare troppo ai videogiochi, navigare molto sul web o guardare molto la televisione. Almeno questo è quanto emerge da un nuovo studio pubblicato su npj Mental Health Research. I ricercatori dell’Università di Cincinnati e della Northwestern University hanno analizzato 11 anni di dati provenienti dallo studio annuale Media Behaviors and Influence Study, iniziato nel 2014, e hanno scoperto che l’uso dei social è tra i più importanti fattori predittivi della depressione auto-riferita.
L’esposizione a temperature ambientali non ottimali improvvise, sia eccessivamente calde che particolarmente fredde, aumenta in modo significativo il rischio di ospedalizzazione per scompenso cardiaco. Lo evidenzia uno studio, pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology, condotto dagli scienziati del Center for Climate, Health, and the Global Environment della Harvard T.H. Chan School of Public Health. Il team, guidato da Wenli Ni, ha esaminato oltre 482mila ricoveri per scompenso cardiaco in Svezia tra il 2006 e il 2021, correlando le ammissioni in ospedale con le temperature giornaliere locali.
La malattia di Parkinson in Europa ha raggiunto un costo sociale annuo di ben 22,8 miliardi di euro, il 76 per cento dei quali è associato a costi medici e non medici diretti, come farmaci, ricoveri e adattamenti domestici. A calcolarlo uno studio, pubblicato sulla rivista Movement Disorders, condotto dagli scienziati dell’European Academy of Neurology e dell’Università di Duisburg-Essen in Germania. Il team, guidato da Günther Deuschl e Richard Dodel, ha considerato le stime di diffusione della malattia di Parkinson attraverso Global Burden of Disease Study, che si basa su dati economici provenienti da una revisione sistematica di studi europei sui costi della condizione.