Alte temperature, umidità, costumi da bagno indossati troppo a lungo e l’esposizione a cloro, sale e sabbia possono alterare l’equilibrio dell’ambiente vaginale e favorire la comparsa di infezioni e irritazioni. A richiamare l’attenzione sui rischi estivi per la salute intima femminile è Letizia Carotenuto, consigliera della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione Ostetrica (FNOPO), che invita ad adottare semplici misure preventive e a non trascurare eventuali sintomi persistenti. “L’estate può rappresentare un periodo critico per il benessere intimo femminile”, spiega Carotenuto. “Il calore e l’umidità creano un microclima favorevole alla proliferazione di batteri e funghi, mentre il prolungato contatto con il costume bagnato e l’azione irritante di sale marino, sabbia e cloro rendono le mucose più vulnerabili”, aggiunge.
Prende il via il primo studio clinico che valuta una terapia basata su cellule staminali neurali derivate da cellule staminali pluripotenti per il trattamento della malattia di Huntington. L’aggiornamento sullo studio REGEN4HD di fase 1b/2a è stato presentato al congresso ISSCR 2026 da Leslie Thompson dell’University of California, Irvine e rappresenta un importante traguardo nel trasferimento della medicina rigenerativa dalla ricerca sperimentale alla sperimentazione clinica. La malattia di Huntington è una patologia neurodegenerativa progressiva per la quale non esistono attualmente trattamenti in grado di modificare l’evoluzione della malattia.
Anche quando l’esperienza clinica dimostra che le indicazioni fornite dall’Intelligenza artificiale sono sbagliate, molti medici continuano a considerarle affidabili. È quanto mostra uno studio coordinato da Aranzazu Vinas dell’Università dei Paesi Baschi, pubblicato sulla rivista PLOS Digital Health, che evidenzia una possibile criticità nell’integrazione degli algoritmi di supporto decisionale nella pratica clinica. I sistemi di intelligenza artificiale vengono sempre più utilizzati per aiutare i medici a classificare i pazienti in base alla probabilità di beneficiare di uno specifico trattamento.
Un nuovo approccio computazionale sviluppato dall’Istituto Superiore di Sanità potrebbe consentire in futuro di identificare le persone più vulnerabili alla depressione prima della comparsa di sintomi clinicamente rilevanti. I risultati emergono da due studi pubblicati sulle riviste Neuroscience and Biobehavioral Reviews e Journal of Affective Disorders, che propongono un metodo per misurare la cosiddetta “plasticità”, ovvero la capacità di una persona di modificare il proprio stato mentale.
Dopo la menopausa, le ovaie non diventano inutili, ma assumono una funzione immunitaria. È quanto emerge da un nuovo studio guidato da Francesca Duncan della Northwestern University Feinberg School of Medicine e pubblicato su Molecular Human Reproduction. Cinque anni fa, Duncan si è unita a un ampio progetto dei National Institutes of Health (NIH) per studiare le cellule che entrano in uno stato di non divisione noto come senescenza.
Una nuova ricerca della Monash University ha scoperto che l’apnea notturna è collegata a una memoria peggiore e a un maggior rischio di demenza. Lo studio, pubblicato su Alzheimer’s & Dementia: The Journal of the Alzheimer’s Association ha indagato il legame tra apnea notturna, capacità cognitive e fattori di rischio per la demenza in adulti di mezza età cognitivamente sani. I 2.795 partecipanti, di età compresa tra 40 e 70 anni e iscritti all’Australian Healthy Brain Project, hanno completato valutazioni online delle capacità cognitive e della salute.
L’uso dei social media per almeno due ore al giorno durante l’adolescenza è associato a un aumento del rischio di sintomi depressivi e a un peggioramento del benessere psicologico, con effetti più evidenti nelle ragazze tra i 12 e i 13 anni. A evidenziarlo è una ricerca guidata dal Murdoch Children’s Research Institute e dalla Deakin University, pubblicata sul Medical Journal of Australia, che ha seguito per dieci anni quasi 1.200 giovani australiani. Lo studio longitudinale ha analizzato il rapporto tra tempo trascorso sui social media e salute mentale nell’ambito del Child to Adult Transition Study, monitorando annualmente ragazzi tra i 9 e i 19 anni prima dell’entrata in vigore in Australia delle restrizioni di età per l’accesso ai social.
Un nuovo modello basato sull’Intelligenza artificiale e sull’analisi delle proteine presenti nel plasma sanguigno potrebbe prevedere il rischio di trombosi venosa nei pazienti oncologici, una delle principali cause di morte associate al cancro. È quanto emerge da uno studio del Beth Israel Deaconess Medical Center, a cui hanno preso parte ricercatori italiani. I risultati sono stati pubblicati su Science Translational Medicine e identificano anche un possibile nuovo bersaglio terapeutico legato ai processi infiammatori.
I vaccini anti-Covid somministrati durante le campagne vaccinali autunno-inverno 2025-2026 in Europa hanno mostrato un’efficacia di circa il 55-60% contro la malattia sintomatica negli anziani entro i primi due mesi dalla somministrazione. È quanto emerge da uno studio pubblicato su JAMA Network Open e coordinato dal network europeo VEBIS, che ha analizzato dati raccolti in Francia, Germania, Irlanda, Italia e Spagna tra settembre 2025 e gennaio 2026. Lo studio ha coinvolto 2.046 pazienti anziani con infezione respiratoria acuta seguiti nella rete europea di medicina territoriale.
L’innalzamento delle temperature aumenta la capacità di trasmissione delle arbovirosi perché favorisce la sopravvivenza e la proliferazione delle zanzare e la capacità di replicazione virale di Dengue, Chikungunya e West Nile, malattie trasmesse da insetti vettori. Per ogni grado di temperatura in più, nella fascia tra i 23 e i 32 gradi centigradi, sale infatti di oltre il 20% in media la trasmissibilità. Il dato è emerso nel corso del congresso dedicato alle arbovirosi e alle sfide ad esse connesse organizzato a Verona dall’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar.
Una combinazione di batteriofagi, vaccino orale e probiotici potrebbe prevenire la trasmissione ai neonati di uno dei principali batteri responsabili della meningite nei primi giorni di vita, offrendo un'alternativa agli antibiotici in un contesto segnato dalla crescente resistenza antimicrobica. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications da Emma Slack dell’ETH di Zurigo e Médéric Diard dell’Università di Basilea. Nei test condotti su topi gravidi, il trattamento ha ridotto la trasmissione del ceppo K1 di Escherichia coli dall’83 al 23 per cento dei cuccioli, proteggendo la maggior parte dei nuovi nati da un'infezione potenzialmente letale.
Un vaccino sperimentale contro l’HIV è riuscito per la prima volta a indurre in tutti gli animali testati anticorpi capaci di neutralizzare molteplici varianti del virus. Il risultato, pubblicato sulla rivista Nature da un gruppo di ricerca dello Scripps Research Institute e del Karolinska Institutet, è la prima dimostrazione che la sola vaccinazione può generare in modo affidabile anticorpi neutralizzanti ad ampio spettro contro l’HIV. Lo studio è stato condotto su macachi rhesus e avvicina la comunità scientifica alla realizzazione di un vaccino in grado di proteggere contro l'enorme diversità genetica dei ceppi di HIV circolanti nel mondo.
Il dolore cronico è un’emergenza sanitaria globale, aggravata dagli effetti collaterali e dalla dipendenza causata dall'uso di oppioidi utilizzati per mitigarlo. Una nuova prospettiva nella lotta alle neuropatie arriva dall’Università Statale di Milano, dove un team internazionale di ricerca ha messo a punto un approccio innovativo, individuando un nuovo bersaglio molecolare da inibire tramite un peptide sintetico, che potrebbe quindi superare i limiti delle terapie a base di oppioidi. Lo studio è stato pubblicato sul The Journal of Physiology.
Una macchina impazzita che corre senza freni verso l’autodistruzione. È questa l’efficace immagine che descrive la nuova strategia terapeutica individuata dai ricercatori dell’IRCCS Candiolo per combattere il tumore del colon-retto metastatico quando smette di rispondere alle cure tradizionali. Lo studio, pubblicato sulla rivista EMBO Molecular Medicine e coordinato da Sabrina Arena, professoressa associata del dipartimento di oncologia dell’Università di Torino e responsabile del laboratorio di Translational Cancer Genetics dell’IRCSS di Candiolo, apre una nuova speranza per i pazienti che sviluppano la cosiddetta “resistenza acquisita” alle terapie mirate anti-EGFR.
È un trattamento indolore, non invasivo, sicuro, capace di stimolare la rigenerazione cellulare inducendo la pelle a produrre nuovo collagene ed elastina. Trattamento d’eccellenza nell’ambito della medicina estetica per affrontare le smagliature la biodermogenesi è salita recentemente agli onori della cronaca in ambito medico-chirurgico per aver salvato la gamba a un giovane lavoratore agricolo che aveva subito un'amputazione quasi totale a seguito di un grave incidente. I tre tipi di stimolazioni utilizzate per il trattamento - vacuum, campi elettromagnetici ed elettroporazione - hanno consentito di restituire la possibilità di camminare e anche una buona qualità di vita a un ragazzo di appena 19 anni.
Da qui al 2050 a livello mondiale mancheranno 99,9 milioni di operatori oncologici, ricomprendendo tra questi anche il personale impegnato nella ricerca e nei sistemi di regolamentazione e supporto finanziario. Le carenze più gravi si registreranno in Africa e in Asia, dove mancheranno rispettivamente 34,3 e 57,3 milioni di lavoratori, ma nessuna Regione del modo sarà risparmiata: sui Paesi a basso e medio reddito peserà soprattutto la migrazione all’estero dei lavoratori qualificati; in quelli ad alto reddito peseranno invece burnout, depressione e tagli di bilancio.
Il vaccino a mRNA contro il melanoma taglia del 49% il rischio di recidiva a 5 anni e se combinato con l’immunoterapia, è in grado di abbattere del 59% il rischio di metastasi a distanza: è quanto emerge dello studio di Fase 2b KEYNOTE-942 presentato dai ricercatori della NYU Langone Health al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) di Chicago e pubblicati sul Journal of Clinical Oncology.
Le ossa non sono una struttura inerte, né un semplice deposito di calcio. Sono un tessuto vivo, dinamico, capace di rinnovarsi continuamente e di dialogare con il resto dell’organismo. A regolare questo equilibrio non sono soltanto calcio, vitamina D, estrogeni o paratormone, ma anche il cervello, il sistema nervoso e alcuni ormoni prodotti dall’ipofisi.
Percepite come una valida alternativa al fumo tradizionale e, in molti casi, come uno strumento utile per ridurre i danni legati al tabagismo, sempre più diffuse soprattutto tra i più giovani, le e-cig sono considerate dai più dispositivi “più sicuri”, meno nocivi e socialmente più accettabili rispetto alle sigarette convenzionali.
Alcune mutazioni genetiche e la presenza di cicatrici nel muscolo cardiaco, rilevabili solo con la risonanza magnetica cardiaca, possono determinare arresti cardiaci improvvisi e finora inspiegati, anche in individui giovani, apparentemente sani e con esami di routine, come l’ecocardiogramma, spesso totalmente nella norma. A evidenziarlo sono tre studi internazionali coordinati da ricercatori della Società Italiana di Cardiologia, pubblicati su JAMA Cardiology, European Heart Journal e Journal of the American College of Cardiology: Heart Failure, che delineano in modo più preciso il profilo di rischio della morte cardiaca improvvisa in questo scenario.