L’intelligenza artificiale potrebbe trasformare radicalmente la cura dei neonati prematuri, consentendo ai medici di prevedere con elevata precisione il loro percorso clinico già nelle prime ore di vita. È quanto emerge da uno studio guidato da Stanford Medicine, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science Translational Medicine, che dimostra come un algoritmo di deep learning possa analizzare campioni di sangue raccolti alla nascita per anticipare lo sviluppo delle principali complicanze legate alla prematurità. La ricerca si basa sull’analisi dei dati di oltre 13.000 bambini nati pretermine in California, utilizzando i tradizionali “dried blood spot” prelevati di routine nei primi giorni di vita.
Una ricerca guidata dall’Istituto di genetica e biofisica “A. Buzzati-Traverso” del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli (Cnr-Igb) , in collaborazione con l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, l’Università degli Studi di Napoli Federico II e la svedese Lund University, ha individuato il ruolo chiave di un tipo di RNA non codificanti - cioè molecole di RNA che non producono proteine, ma svolgono ruoli altrettanto fondamentali nel funzionamento delle cellule - e costituiscono una frontiera ancora in gran parte inesplorata della biologia molecolare.
Crescere in case riscaldate o illuminate con combustibili solidi come carbone, legna o scarti vegetali può lasciare un’impronta duratura sulla salute del cervello. L’esposizione all’inquinamento dell’aria indoor durante l’infanzia è infatti associata a peggiori prestazioni cognitive molti decenni dopo: lo indica uno studio dell’Università di Helsinki pubblicato sulla rivista Social Science & Medicine. La ricerca è la prima a dimostrare in modo sistematico che l’inquinamento domestico nei primi anni di vita può influenzare le funzioni cognitive in età adulta.
La sclerosi multipla non dipende da una singola causa, ma dall’interazione precisa tra un’infezione virale molto diffusa e una predisposizione genetica specifica. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Cell, che chiarisce per la prima volta il meccanismo molecolare attraverso cui il virus di Epstein-Barr e una variante genetica associata alla malattia cooperano per innescare la risposta autoimmune alla base della patologia.
Il vaccino per l’Hpv potrebbe prevenire quasi tremila morti l’anno in Italia dovuti ai tumori correlati all’infezione, ma nel nostro Paese sette genitori su dieci credono che invece questa forma di prevenzione non sia utile, e per otto su dieci l’Hpv non è una malattia grave. Risultato: appena metà della popolazione target, ragazze e ragazzi sotto i 12 anni, è effettivamente protetta. I numeri sono stati presentati dall'Istituto superiore di sanità (ISS).
Uno studio pionieristico Italia-Usa ha rivelato differenze molecolari e funzionali cruciali nelle strutture proteiche degli astrociti, cellule cerebrali a forma di stella, vitali per la salute del cervello: la ricerca, pubblicata su Advanced Science, guidato dal team di ricerca della Prof.ssa Michelle Y. Sander della Boston University, e dal gruppo di Valentina Benfenati dall’Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna (Cnr-Isof).
Una grande collaborazione scientifica sta lavorando per sviluppare e validare, nell’arco di 24 mesi, una piattaforma avanzata di elettrofisiologia ad altissima risoluzione, basata su sensori in grado di registrare l’attività elettrica dei singoli neuroni. Per la prima volta sarà possibile ottenere dati spazio-temporali estremamente dettagliati sul funzionamento del cervello e osservare come ogni neurone risponde a un danno o a un trattamento neuroprotettivo. Il progetto, frutto di un accordo tra Corticale, Inmatica e l’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, si chiama "AHEAD – AI-driven High-density Electrophysiology for Advanced Drug Discovery".
Riconoscere il dolore cronico come una priorità di salute pubblica. Lo hanno chiesto gli esperti riuniti a Roma in occasione del congresso “Basic pain support – Aggiornamenti in Terapia del Dolore” ricordando che ne sono colpiti oltre 10 milioni di italiani. “Oltre il 24% degli adulti in Italia soffre di dolore cronico, pari a oltre 10,5 milioni di persone”, sottolinea Flaminia Coluzzi, docente all’Università Sapienza di Roma, AOU Sant’Andrea, e presidente del congresso. Questa prevalenza è in linea con quanto osservato negli altri paesi europei. “Circa un terzo di questi pazienti soffre di un dolore cronico ad alto impatto sulla qualità di vita e sulle capacità lavorative”, aggiunge.
Gli anziani con un reddito più basso possono vivere fino a quasi 10 in meno rispetto ai coetanei più benestanti. È quanto emerge da un’analisi condotta dal National Council on Aging degli Stati Uniti e dal LeadingAge long-term services and supports (LTSS) Center dell’Università del Massachusetts a Boston. I risultati sono stati discussi in occasione del congresso nazionale della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, a Napoli. Lo studio ha rilevato che la maggior parte degli anziani non dispone di risorse sufficienti per far fronte a una assistenza sanitaria a lungo termine o a problemi di salute, con una maggiore incidenza della mortalità che arriva a ridurre la longevità di quasi un decennio.
I batteri che vivono nel nostro intestino si stanno evolvendo rapidamente per riuscire a digerire gli amidi tipici dei cibi ultra-processati. A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori dell’Università della California di Los Angeles in uno studio pubblicato sulla rivista Nature. Normalmente, l’evoluzione è un processo lento, fatto di piccoli passi che richiedono secoli. Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto che alcuni varianti geniche, capaci di smantellare zuccheri complessi come la maltodestrina (un additivo onnipresente nei cibi confezionati sin dagli anni ’60), si sono diffuse nei genomi batterici con grande rapidità.
Il team, coordinato dai ricercatori Giovanni Longo, Simone Dinarelli e Marco Girasole del gruppo Biotech@ISM dell’Istituto di struttura della materia del Cnr di Roma (Cnr-Ism) in collaborazione con colleghi dell’Istituto di biofisica del Cnr di Pisa (Cnr-Ibf), del Dipartimento di Scienze biomolecolari dell’Università di Urbino Carlo Bo e del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma, è stato in grado di rilevare, per la prima volta, il nanomovimento dello Staphylococcus aureus, evidenziando la connessione tra la disponibilità di ferro e l'attività metabolica del batterio.
Anche una piccola parte di cittadini che non segue le misure sanitarie può amplificare la diffusione di un’epidemia e farla correre più rapidamente nelle grandi città.
È quanto mostra una ricerca del Politecnico di Milano, pubblicata sulla rivista Proceedings of the Royal Society A della Royal Society di Londra.
Oltre 150 sostanze chimiche, presenti nei pesticidi o utilizzate nei processi di produzione industriale, possono danneggiare i batteri buoni presenti nell’intestino con possibili conseguenze sulla salute e sulla tendenza dei microrganismi a sviluppare resistenza agli antibiotici. È il dato che emerge da uno studio dell’Università di Cambridge pubblicato su Nature Microbiology che ha testato gli effetti di un migliaio di sostanza su 22 comuni batteri intestinali. “Abbiamo scoperto che molte sostanze chimiche progettate per agire solo su un tipo di bersaglio, diciamo insetti o funghi, influenzano anche i batteri intestinali”, ha affermato in una nota la prima firmataria dello studio Indra Roux.
Essere una star della musica può accorciare la vita di diversi anni. Uno studio pubblicato sul Journal of Epidemiology & Community Health e condotto da Johanna Hepp, Christoph Heine, Melanie Schliebener e Michael Dufner dell’Università di Witten/Herdecke (Germania) mostra che i cantanti famosi in Europa, Regno Unito e Nord America hanno un rischio di mortalità superiore del 33 per cento rispetto ai colleghi meno noti, con una sopravvivenza media di circa 75 anni contro quasi 80. L’analisi ha coinvolto 648 cantanti attivi tra il 1950 e il 1990 e suggerisce che la fama comporti un rischio aggiuntivo oltre ai fattori professionali legati all’attività svolta.
Due persone che svolgono insieme un compito elaborano le informazioni nello stesso modo, anche se sedute schiena contro schiena. Lo mostra uno studio pubblicato su PLOS Biology da Denise Moerel e colleghi della Western Sydney University, che ha analizzato l’attività cerebrale di 24 coppie impegnate a classificare forme sulla base di regole concordate in precedenza. Ogni coppia ha scelto criteri diversi – linee ondulate o dritte, spessore, contrasto o forma generale – e ha poi svolto il compito mentre elettroencefalogrammi registravano la sincronizzazione delle risposte neurali.
Negli ultimi vent’anni, l'ipertensione è diventata un problema crescente anche tra i più giovani. Lo rivela una metanalisi pubblicata su The Lancet Child & Adolescent Health, secondo cui la prevalenza dell’ipertensione nei bambini e negli adolescenti è quasi raddoppiata dal 2000 al 2020, passando dal 3,2% a oltre il 6,2%. In termini assoluti, oggi circa 114 milioni di under 19 convivono con una condizione che un tempo si riteneva tipica dell’età adulta. “L’aumento di quasi due volte dell’ipertensione infantile in vent’anni dovrebbe far suonare un campanello d’allarme per operatori sanitari e famiglie – avverte Igor Rudan, direttore del Centre for Global Health Research dell’Università di Edimburgo e autore principale dello studio -. Ma possiamo intervenire fin da ora, migliorando lo screening e la prevenzione per evitare che i bambini di oggi diventino adulti con malattie cardiovascolari domani”.
Una dieta per la salute dell’uomo e del pianeta. È questa la "planetary health diet", principalmente base di verdura, frutta, frutta secca a guscio, legumi e cereali integrali e con quantità limitate di carne e latticini. Molti paesi europei sono ancora lontani da questo modello alimentare, che ha delle importanti similarità con la dieta mediterranea, ma quelli del Sud e in particolare l’Italia mantengono livelli più elevati di consumo sano e sostenibile di cibi rispetto al Nord. Lo evidenzia una ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e del Crea – Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione, pubblicata sulla rivista Frontiers in Nutrition.
Le probabilità di soffrire di ipertensione è più alta tra le persone che soffrono sia di apnea notturna che di insonnia. Lo dimostra uno studio dell’Università di Göteborg, pubblicato sulla rivista Annals of the American Thoracic Society. L’ipertensione è uno dei principali fattori di rischio per infarto e ictus, e può avere molteplici cause, come obesità, stress o malattie renali. L’apnea notturna è già nota come fattore contribuente, ma per la prima volta questo studio dimostra che la combinazione di apnea notturna e insonnia rappresenta il fattore di rischio più importante per l’ipertensione incontrollata.
Un’analisi globale sui dati del Global Burden of Disease, pubblicata sulla rivista Frontiers in Public Health, ha squarciato il velo su una realtà a lungo ignorata: la “crisi silenziosa” dell’autismo nell’età adulta. I numeri sono impressionanti: tra il 1990 e il 2021, il numero globale di persone con un Disturbo dello Spettro Autistico (DSA) nella fascia d’età 15-39 anni è balzato da 17,52 milioni a 24,13 milioni. Un aumento legato in parte alla crescita demografica e a una migliore capacità diagnostica che impone una riflessione sull’inadeguatezza dei supporti destinati a questa popolazione. Questo è uno dei temi cruciali affrontati dal 50° congresso nazionale della Società Italiana di Psichiatria (SIP), svoltosi a Bari a inizio novembre.
La carenza complessiva di oltre 5.000 professionisti medici colpisce anche l’oncologia, mettendo a rischio la tenuta delle reti multidisciplinari. Questo mentre le proiezioni internazionali indicano una crescita esponenziale della domanda di trattamenti e di personale medico e infermieristico entro il 2040. Secondo l’ultimo rapporto OECD “Country Cancer Profile 2025, nel nostro Paese si contano circa 5 oncologi ogni 100mila abitanti, una densità tra le più basse d’Europa. Pur registrando una crescita media annua del 7%, il numero di specialisti rimane insufficiente . A proporre un piano di intervento su formazione, attrattività delle carriere e valorizzazione del lavoro di squadra sono gli oncologi ospedalieri del Cipomo.