Un aumento della permeabilità intestinale, il cosiddetto “leaky gut”, potrebbe contribuire ad aggravare le allergie alimentari alterando il microbiota intestinale e la risposta del sistema immunitario. È quanto emerge da uno studio guidato da Alexa Weingarden, University of Minnesota School of Medicine, pubblicato sul Journal of Immunology.
Il modo in cui i bambini costruiscono le frasi quando raccontano eventi stressanti permette di prevedere, con anni di anticipo, il rischio di sviluppare disturbi della salute mentale. È quanto emerge da uno studio guidato da Chase Antonacci, della Stanford University School of Humanities and Sciences. I risultati, pubblicati sulla rivista Nature Mental Health, mostrano che l’analisi automatica del linguaggio potrebbe diventare uno strumento semplice e scalabile per identificare precocemente bambini a rischio di depressione, ansia e altri disturbi psicologici.
Estendere lo screening sul consumo di alcol e gli interventi brevi nella medicina di base potrebbe ridurre la mortalità prematura legata all’alcol e contribuire a diminuire le disuguaglianze socioeconomiche nella salute. È quanto emerge da uno studio guidato da Charlotte Probst, dell’Institute for Mental Health Policy Research del Centre for Addiction and Mental Health (CAMH) di Toronto, pubblicato sulla rivista JAMA Health Forum, che attraverso un modello di microsimulazione ha valutato gli effetti di un ampliamento dei programmi di prevenzione negli Stati Uniti.
L'Alzheimer, il lieve decadimento cognitivo, la dipendenza da alcol e diversi disturbi psichiatrici sono associati a un’accelerazione dell’invecchiamento cerebrale, ma ciascuna condizione lascia una firma distinta nelle diverse aree del cervello. È quanto emerge da uno studio guidato da Shile Qi della Nanjing University of Aeronautics and Astronautics, in collaborazione con ricercatori statunitensi, pubblicato sulla rivista PLOS Medicine. Per valutare l’età biologica del cervello, i ricercatori hanno utilizzato il parametro Predictive Age Difference (PAD), che misura la differenza tra l’età anagrafica e quella stimata attraverso immagini di risonanza magnetica.
I concerti dal vivo, accompagnati da brevi lezioni sulla storia della musica, possono contribuire a migliorare il benessere emotivo, la stimolazione cognitiva e le relazioni sociali delle persone con demenza e dei loro caregiver. Lo dimostra uno studio coordinato da Borna Bonakdarpour, neurologo comportamentale della Northwestern University Feinberg School of Medicine e direttore del Northwestern Music and Medicine Program, pubblicato sulla rivista Frontiers in Neurology.
Un nuovo approccio terapeutico potrebbe rallentare il danno cardiaco nella distrofia muscolare di Duchenne, una grave malattia genetica che colpisce prevalentemente i bambini e nella quale la cardiomiopatia rappresenta una delle principali cause di morte. Lo dimostra uno studio coordinato da Da-Zhi Wang della USF Health Morsani College of Medicine della University of South Florida, pubblicato sulla rivista Molecular Therapy, secondo cui il farmaco sperimentale Setanaxib è in grado di preservare la funzione del cuore, limitarne l’ingrossamento e ridurre la formazione di tessuto cicatriziale in modelli preclinici della malattia.
Negli ultimi 30 anni la popolazione mondiale ha guadagnato quasi 10 anni di aspettativa di vita, ma una parte crescente di questo tempo viene trascorsa convivendo con malattie croniche e disabilità. È quanto emerge da una nuova analisi del Global Burden of Disease Study 2023, coordinata da Christopher Murray dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) della University of Washington School of Medicine e pubblicata su The Lancet Public Health, secondo cui il cosiddetto “morbidity gap”, ovvero il numero di anni vissuti in cattiva salute aumentato nella quasi totalità dei Paesi analizzati.
La resistenza agli antibiotici nei bambini sta aumentando in tutto il mondo e, se la tendenza proseguirà, entro il 2035 alcuni dei batteri più pericolosi potrebbero diventare ampiamente resistenti anche ai farmaci di ultima linea. È il quadro delineato da uno studio internazionale guidato da Yanhong Jessika Hu e Penelope Bryant del Murdoch Children’s Research Institute (MCRI), pubblicato sulla rivista JAMA Pediatrics.
I farmaci agonisti del recettore GLP-1, come semaglutide e tirzepatide, nati per il trattamento del diabete e dell'obesità, si sono dimostrati promettenti anche per il trattamento della dipendenza da alcol, riducendo i ricoveri. Questa è la conclusione a cui è giunta una nuova ricerca che ha coinvolto diversi centri americani, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista BMJ Open. Lo studio ha analizzato i dati clinici di 40.703 adulti con disturbo da uso di alcol abbinato a diabete di tipo 2 o obesità, monitorati tra il 2018 e il 2024.
Una nuova malattia genetica del neurosviluppo è stata identificata grazie allo studio di nove pazienti appartenenti a tre famiglie, due italiane e una francese. La ricerca, condotta dall’IRCCS Oasi Maria SS. di Troina, in collaborazione con l’Università degli Studi di Catania e l’IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, ha dimostrato per la prima volta che varianti con perdita di funzione in entrambe le copie del gene GIT1 causano una rara sindrome caratterizzata da microcefalia, alterazioni cerebrali, grave disabilità intellettiva, caratteristiche riconoscibili del volto e deficit della crescita. I risultati, pubblicati sulla rivista Brain, identificano GIT1 come nuovo gene-malattia nell’uomo.
Il miele multifiore è un candidato promettente per proteggere le cellule della pelle umana dall’invecchiamento precoce e dai danni cellulari causati dalle radiazioni UV, con il potenziale per lo sviluppo di future applicazioni cliniche e cosmetiche. A scoprirlo è uno studio dell'Università di Sassari, pubblicato sulla rivista Antioxidants. Per questa ricerca, il team ha innanzitutto coltivato colture delle cellule che compongono la pelle umana, tra cui cellule staminali cutanee, fibroblasti e cheratinociti. Queste sono state coltivate insieme in un sistema di bioreattore a flusso continuo per simulare l’ambiente fisiologico della pelle umana.
Un ormone prodotto da fegato e intestino potrebbe essere uno dei fattori che collegano metabolismo e cervello nell’anoressia nervosa e aiutare a prevedere il rischio di ricaduta dopo il trattamento. È quanto emerge da una ricerca presentata al congresso FENS Forum 2026 da Virginie Tolle dell’Institut National de la Santé et de la Recherche Médicale (INSERM) e dell’Institute of Psychiatry and Neuroscience di Parigi.
Alte temperature, umidità, costumi da bagno indossati troppo a lungo e l’esposizione a cloro, sale e sabbia possono alterare l’equilibrio dell’ambiente vaginale e favorire la comparsa di infezioni e irritazioni. A richiamare l’attenzione sui rischi estivi per la salute intima femminile è Letizia Carotenuto, consigliera della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione Ostetrica (FNOPO), che invita ad adottare semplici misure preventive e a non trascurare eventuali sintomi persistenti. “L’estate può rappresentare un periodo critico per il benessere intimo femminile”, spiega Carotenuto. “Il calore e l’umidità creano un microclima favorevole alla proliferazione di batteri e funghi, mentre il prolungato contatto con il costume bagnato e l’azione irritante di sale marino, sabbia e cloro rendono le mucose più vulnerabili”, aggiunge.
Prende il via il primo studio clinico che valuta una terapia basata su cellule staminali neurali derivate da cellule staminali pluripotenti per il trattamento della malattia di Huntington. L’aggiornamento sullo studio REGEN4HD di fase 1b/2a è stato presentato al congresso ISSCR 2026 da Leslie Thompson dell’University of California, Irvine e rappresenta un importante traguardo nel trasferimento della medicina rigenerativa dalla ricerca sperimentale alla sperimentazione clinica. La malattia di Huntington è una patologia neurodegenerativa progressiva per la quale non esistono attualmente trattamenti in grado di modificare l’evoluzione della malattia.
Anche quando l’esperienza clinica dimostra che le indicazioni fornite dall’Intelligenza artificiale sono sbagliate, molti medici continuano a considerarle affidabili. È quanto mostra uno studio coordinato da Aranzazu Vinas dell’Università dei Paesi Baschi, pubblicato sulla rivista PLOS Digital Health, che evidenzia una possibile criticità nell’integrazione degli algoritmi di supporto decisionale nella pratica clinica. I sistemi di intelligenza artificiale vengono sempre più utilizzati per aiutare i medici a classificare i pazienti in base alla probabilità di beneficiare di uno specifico trattamento.
Un nuovo approccio computazionale sviluppato dall’Istituto Superiore di Sanità potrebbe consentire in futuro di identificare le persone più vulnerabili alla depressione prima della comparsa di sintomi clinicamente rilevanti. I risultati emergono da due studi pubblicati sulle riviste Neuroscience and Biobehavioral Reviews e Journal of Affective Disorders, che propongono un metodo per misurare la cosiddetta “plasticità”, ovvero la capacità di una persona di modificare il proprio stato mentale.
Dopo la menopausa, le ovaie non diventano inutili, ma assumono una funzione immunitaria. È quanto emerge da un nuovo studio guidato da Francesca Duncan della Northwestern University Feinberg School of Medicine e pubblicato su Molecular Human Reproduction. Cinque anni fa, Duncan si è unita a un ampio progetto dei National Institutes of Health (NIH) per studiare le cellule che entrano in uno stato di non divisione noto come senescenza.
Una nuova ricerca della Monash University ha scoperto che l’apnea notturna è collegata a una memoria peggiore e a un maggior rischio di demenza. Lo studio, pubblicato su Alzheimer’s & Dementia: The Journal of the Alzheimer’s Association ha indagato il legame tra apnea notturna, capacità cognitive e fattori di rischio per la demenza in adulti di mezza età cognitivamente sani. I 2.795 partecipanti, di età compresa tra 40 e 70 anni e iscritti all’Australian Healthy Brain Project, hanno completato valutazioni online delle capacità cognitive e della salute.
L’uso dei social media per almeno due ore al giorno durante l’adolescenza è associato a un aumento del rischio di sintomi depressivi e a un peggioramento del benessere psicologico, con effetti più evidenti nelle ragazze tra i 12 e i 13 anni. A evidenziarlo è una ricerca guidata dal Murdoch Children’s Research Institute e dalla Deakin University, pubblicata sul Medical Journal of Australia, che ha seguito per dieci anni quasi 1.200 giovani australiani. Lo studio longitudinale ha analizzato il rapporto tra tempo trascorso sui social media e salute mentale nell’ambito del Child to Adult Transition Study, monitorando annualmente ragazzi tra i 9 e i 19 anni prima dell’entrata in vigore in Australia delle restrizioni di età per l’accesso ai social.
Un nuovo modello basato sull’Intelligenza artificiale e sull’analisi delle proteine presenti nel plasma sanguigno potrebbe prevedere il rischio di trombosi venosa nei pazienti oncologici, una delle principali cause di morte associate al cancro. È quanto emerge da uno studio del Beth Israel Deaconess Medical Center, a cui hanno preso parte ricercatori italiani. I risultati sono stati pubblicati su Science Translational Medicine e identificano anche un possibile nuovo bersaglio terapeutico legato ai processi infiammatori.