Una grande collaborazione scientifica sta lavorando per sviluppare e validare, nell’arco di 24 mesi, una piattaforma avanzata di elettrofisiologia ad altissima risoluzione, basata su sensori in grado di registrare l’attività elettrica dei singoli neuroni. Per la prima volta sarà possibile ottenere dati spazio-temporali estremamente dettagliati sul funzionamento del cervello e osservare come ogni neurone risponde a un danno o a un trattamento neuroprotettivo. Il progetto, frutto di un accordo tra Corticale, Inmatica e l’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, si chiama "AHEAD – AI-driven High-density Electrophysiology for Advanced Drug Discovery".
Riconoscere il dolore cronico come una priorità di salute pubblica. Lo hanno chiesto gli esperti riuniti a Roma in occasione del congresso “Basic pain support – Aggiornamenti in Terapia del Dolore” ricordando che ne sono colpiti oltre 10 milioni di italiani. “Oltre il 24% degli adulti in Italia soffre di dolore cronico, pari a oltre 10,5 milioni di persone”, sottolinea Flaminia Coluzzi, docente all’Università Sapienza di Roma, AOU Sant’Andrea, e presidente del congresso. Questa prevalenza è in linea con quanto osservato negli altri paesi europei. “Circa un terzo di questi pazienti soffre di un dolore cronico ad alto impatto sulla qualità di vita e sulle capacità lavorative”, aggiunge.
Gli anziani con un reddito più basso possono vivere fino a quasi 10 in meno rispetto ai coetanei più benestanti. È quanto emerge da un’analisi condotta dal National Council on Aging degli Stati Uniti e dal LeadingAge long-term services and supports (LTSS) Center dell’Università del Massachusetts a Boston. I risultati sono stati discussi in occasione del congresso nazionale della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, a Napoli. Lo studio ha rilevato che la maggior parte degli anziani non dispone di risorse sufficienti per far fronte a una assistenza sanitaria a lungo termine o a problemi di salute, con una maggiore incidenza della mortalità che arriva a ridurre la longevità di quasi un decennio.
I batteri che vivono nel nostro intestino si stanno evolvendo rapidamente per riuscire a digerire gli amidi tipici dei cibi ultra-processati. A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori dell’Università della California di Los Angeles in uno studio pubblicato sulla rivista Nature. Normalmente, l’evoluzione è un processo lento, fatto di piccoli passi che richiedono secoli. Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto che alcuni varianti geniche, capaci di smantellare zuccheri complessi come la maltodestrina (un additivo onnipresente nei cibi confezionati sin dagli anni ’60), si sono diffuse nei genomi batterici con grande rapidità.
Il team, coordinato dai ricercatori Giovanni Longo, Simone Dinarelli e Marco Girasole del gruppo Biotech@ISM dell’Istituto di struttura della materia del Cnr di Roma (Cnr-Ism) in collaborazione con colleghi dell’Istituto di biofisica del Cnr di Pisa (Cnr-Ibf), del Dipartimento di Scienze biomolecolari dell’Università di Urbino Carlo Bo e del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma, è stato in grado di rilevare, per la prima volta, il nanomovimento dello Staphylococcus aureus, evidenziando la connessione tra la disponibilità di ferro e l'attività metabolica del batterio.
Anche una piccola parte di cittadini che non segue le misure sanitarie può amplificare la diffusione di un’epidemia e farla correre più rapidamente nelle grandi città.
È quanto mostra una ricerca del Politecnico di Milano, pubblicata sulla rivista Proceedings of the Royal Society A della Royal Society di Londra.
Oltre 150 sostanze chimiche, presenti nei pesticidi o utilizzate nei processi di produzione industriale, possono danneggiare i batteri buoni presenti nell’intestino con possibili conseguenze sulla salute e sulla tendenza dei microrganismi a sviluppare resistenza agli antibiotici. È il dato che emerge da uno studio dell’Università di Cambridge pubblicato su Nature Microbiology che ha testato gli effetti di un migliaio di sostanza su 22 comuni batteri intestinali. “Abbiamo scoperto che molte sostanze chimiche progettate per agire solo su un tipo di bersaglio, diciamo insetti o funghi, influenzano anche i batteri intestinali”, ha affermato in una nota la prima firmataria dello studio Indra Roux.
Essere una star della musica può accorciare la vita di diversi anni. Uno studio pubblicato sul Journal of Epidemiology & Community Health e condotto da Johanna Hepp, Christoph Heine, Melanie Schliebener e Michael Dufner dell’Università di Witten/Herdecke (Germania) mostra che i cantanti famosi in Europa, Regno Unito e Nord America hanno un rischio di mortalità superiore del 33 per cento rispetto ai colleghi meno noti, con una sopravvivenza media di circa 75 anni contro quasi 80. L’analisi ha coinvolto 648 cantanti attivi tra il 1950 e il 1990 e suggerisce che la fama comporti un rischio aggiuntivo oltre ai fattori professionali legati all’attività svolta.
Due persone che svolgono insieme un compito elaborano le informazioni nello stesso modo, anche se sedute schiena contro schiena. Lo mostra uno studio pubblicato su PLOS Biology da Denise Moerel e colleghi della Western Sydney University, che ha analizzato l’attività cerebrale di 24 coppie impegnate a classificare forme sulla base di regole concordate in precedenza. Ogni coppia ha scelto criteri diversi – linee ondulate o dritte, spessore, contrasto o forma generale – e ha poi svolto il compito mentre elettroencefalogrammi registravano la sincronizzazione delle risposte neurali.
Negli ultimi vent’anni, l'ipertensione è diventata un problema crescente anche tra i più giovani. Lo rivela una metanalisi pubblicata su The Lancet Child & Adolescent Health, secondo cui la prevalenza dell’ipertensione nei bambini e negli adolescenti è quasi raddoppiata dal 2000 al 2020, passando dal 3,2% a oltre il 6,2%. In termini assoluti, oggi circa 114 milioni di under 19 convivono con una condizione che un tempo si riteneva tipica dell’età adulta. “L’aumento di quasi due volte dell’ipertensione infantile in vent’anni dovrebbe far suonare un campanello d’allarme per operatori sanitari e famiglie – avverte Igor Rudan, direttore del Centre for Global Health Research dell’Università di Edimburgo e autore principale dello studio -. Ma possiamo intervenire fin da ora, migliorando lo screening e la prevenzione per evitare che i bambini di oggi diventino adulti con malattie cardiovascolari domani”.
Una dieta per la salute dell’uomo e del pianeta. È questa la "planetary health diet", principalmente base di verdura, frutta, frutta secca a guscio, legumi e cereali integrali e con quantità limitate di carne e latticini. Molti paesi europei sono ancora lontani da questo modello alimentare, che ha delle importanti similarità con la dieta mediterranea, ma quelli del Sud e in particolare l’Italia mantengono livelli più elevati di consumo sano e sostenibile di cibi rispetto al Nord. Lo evidenzia una ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e del Crea – Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione, pubblicata sulla rivista Frontiers in Nutrition.
Le probabilità di soffrire di ipertensione è più alta tra le persone che soffrono sia di apnea notturna che di insonnia. Lo dimostra uno studio dell’Università di Göteborg, pubblicato sulla rivista Annals of the American Thoracic Society. L’ipertensione è uno dei principali fattori di rischio per infarto e ictus, e può avere molteplici cause, come obesità, stress o malattie renali. L’apnea notturna è già nota come fattore contribuente, ma per la prima volta questo studio dimostra che la combinazione di apnea notturna e insonnia rappresenta il fattore di rischio più importante per l’ipertensione incontrollata.
Un’analisi globale sui dati del Global Burden of Disease, pubblicata sulla rivista Frontiers in Public Health, ha squarciato il velo su una realtà a lungo ignorata: la “crisi silenziosa” dell’autismo nell’età adulta. I numeri sono impressionanti: tra il 1990 e il 2021, il numero globale di persone con un Disturbo dello Spettro Autistico (DSA) nella fascia d’età 15-39 anni è balzato da 17,52 milioni a 24,13 milioni. Un aumento legato in parte alla crescita demografica e a una migliore capacità diagnostica che impone una riflessione sull’inadeguatezza dei supporti destinati a questa popolazione. Questo è uno dei temi cruciali affrontati dal 50° congresso nazionale della Società Italiana di Psichiatria (SIP), svoltosi a Bari a inizio novembre.
La carenza complessiva di oltre 5.000 professionisti medici colpisce anche l’oncologia, mettendo a rischio la tenuta delle reti multidisciplinari. Questo mentre le proiezioni internazionali indicano una crescita esponenziale della domanda di trattamenti e di personale medico e infermieristico entro il 2040. Secondo l’ultimo rapporto OECD “Country Cancer Profile 2025, nel nostro Paese si contano circa 5 oncologi ogni 100mila abitanti, una densità tra le più basse d’Europa. Pur registrando una crescita media annua del 7%, il numero di specialisti rimane insufficiente . A proporre un piano di intervento su formazione, attrattività delle carriere e valorizzazione del lavoro di squadra sono gli oncologi ospedalieri del Cipomo.
Nella stagione influenzale 2022-2023, i vaccini antinfluenzali hanno permesso di evitare circa 69.886 ricoveri ospedalieri negli Stati Uniti. A stimarlo è uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences e condotto da un gruppo di ricerca guidato da Kaiming Bi della University of Texas Health Science Center di Houston e Lauren Ancel Meyers della University of Texas ad Austin. Lo studio ha utilizzato un modello matematico di trasmissione virale capace di stimare non solo la protezione diretta del vaccino sui singoli individui, ma anche quella indiretta derivante dalla riduzione della contagiosità all’interno della popolazione.
Ambiente di vita quotidiana e ambiente digitale nel mirino del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità che in occasione della giornata internazionale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, celebrata ieri, 20 novembre, ha acceso i riflettori su cinque diritti dei bambini e ragazzi da garantire per tutelare la salute fisica e psicofisica dei più giovani.
Un aumento di biossido di azoto nell’aria è associato a un incremento del 7% del rischio di arresto cardiaco nell’arco di quattro giorni e anche le polveri sottili aumentano il rischio nello stesso giorno del picco. È quanto emerge da uno studio condotto dal Politecnico di Milano e pubblicato sulla rivista internazionale Global Challenges.
Cinque milioni di italiani a rischio dipendenza, 910mila giovani che “si sballano” regolarmente, 79 nuove sostanze psicoattive identificate solo quest’anno. Numeri che fotografano un’emergenza sanitaria silenziosa ma devastante, al centro del X congresso nazionale della Società Italiana Patologie da Dipendenza (Sipad), in programma a Roma dal 19 al 21 novembre.
L’uso prolungato di integratori a base di melatonina utilizzati per favorire il sonno potrebbe comportare un rischio più elevato di diagnosi di insufficienza cardiaca, ricovero ospedaliero connesso e morte per qualsiasi causa. Lo rivela uno studio presentato alle Scientific Sessions 2025 dell’American Heart Association a New Orleans, che ha coinvolto 130.828 adulti con diagnosi di insonnia. La melatonina è un ormone prodotto naturalmente dal corpo che aiuta a regolare il ciclo sonno-veglia. Versioni sintetiche sono spesso utilizzate per trattare insonnia – difficoltà ad addormentarsi e risvegli notturni – e jet lag.
Un nuovo studio dell’Università di Verona getta nuova luce sul ruolo del sistema immunitario nella malattia di Alzheimer – la forma più comune di demenza – svelando un inatteso “tradimento” delle cellule difensive del nostro organismo. Le stesse cellule T che normalmente ci proteggono da virus e infezioni diventano, in alcune circostanze, capaci di danneggiare i neuroni e alimentare i processi neurodegenerativi alla base della malattia. È questa la scoperta al centro della ricerca realizzata dal gruppo guidato da Gabriela Constantin, prorettrice alla Ricerca di ateneo e docente di Patologia generale del dipartimento di Medicina diretto da Domenico Girelli, e i cui risultati sono stati di recente pubblicati su Nature Communications.