Scovare le cellule di un tumore nel sangue “illuminandole”. È quanto promette un nuovo sistema diagnostico per immagini messo a punto da un gruppo di ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) in uno studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Bioengineering and Biotechnology. In particolare, gli scienziati hanno sviluppato e combinato nuove tecnologie di imaging che, analizzando la luce che attraversa le cellule e il loro metabolismo, permettono l’identificazione delle cellule tumorali circolanti nel sangue (CTC).
Un noto anti-depressivo, l'amitriptilina, potrebbe aiutare a prevenire l'insorgenza della nevralgia post-erpetica, la complicazione cronica più comune dell’herpes zoster, noto come fuoco di Sant'Antonio. Ne sono convinti gli scienziati delle università di Bristol, Oxford, Southampton e Warwick che collaborano allo studio Athena Shingles Study, il quale allo scopo di verificare gli effetti protettivi dell'amitriptilina. L'herpes zoster è causato dalla riattivazione del virus della varicella in uno dei nervi sensitivi spinali o cranici del sistema nervoso periferico. Si manifesta con una caratteristica eruzione cutanea: la cute si presenta eritematosa e ricoperta da vescicole simili a quelle della varicella, associata a dolore bruciante e intenso. Queste alterazioni scompaiono dopo poche settimane. Se però il dolore persiste per più di 90 giorni dopo la comparsa dell'eruzione cutanea acuta dell'herpes zoster viene definito nevralgia post-erpetica.
Il Servizio sanitario nazionale britannico ha avviato la prima sperimentazione clinica al mondo che ha lo scopo di valutare la tollerabilità e l’efficacia di un trattamento pioneristico contro i tumori cerebrali, a cui sottoporre i pazienti prima dell’intervento chirurgico. Si tratta di POBIG (PreOperative Brain Irradiation in Glioblastoma), una metodica messa a punto dall'Università di Manchester, a cui il quotidiano britannico The Guardian ha dedicato un ampio servizio. POBIG consiste nell'utilizzo della risonanza magnetica e della radioterapia ad alta precisione. I ricercatori sono convinti che possa aumentare le aspettative di vita dei pazienti con tumore al cervello, la cui sopravvivenza a cinque anni dal momento della diagnosi non supera il 25%. Una così bassa aspettativa di vita dipende in parte dal fatto che, troppo spesso, i tumori cerebrali non sono operabili e vengono diagnosticati solo successivamente alla comparsa dei sintomi, quando il tumore ha raggiunto ormai dimensioni considerevoli.
I pazienti che assumono farmaci anti-diabetici sviluppano il Parkinson mediamente 6 anni dopo rispetto alle persone che non assumono gli stessi medicinali. Questo è il risultato di uno studio condotto dal Centro Parkinson e parkinsonismi dell’ASST Gaetano Pini-CTO di Milano, con il contributo della Fondazione Grigioni per il morbo di Parkinson e pubblicato sulla rivista Journal of Neurology. La ricerca, basata su un’indagine su oltre 8.000 pazienti visitati al Centro Parkinson tra il 2010 e il 2019, ha fatto emergere che nei pazienti con diabete, che assumono farmaci per questa patologia, l’insorgenza del Parkinson avviene dopo i 66 anni, mentre nei non diabetici il Parkinson si manifesta intorno ai 60 anni.
Da quando nel Regno Unito è stata istituita una tassa sulle bevande zuccherate sono stati registrati oltre 5mila casi di obesità in meno ogni anno. Almeno questo è quanto ha stimato un gruppo di scienziati dell’Università di Cambridge, dell’Unità di epidemiologia del Medical Research Council (MRC), della London School of Hygiene and Tropical Medicine, dell’Università di Oxford, del Great Ormond Street Institute of Child Health e dell’Università di Bath. Lo studio, pubblicato sulla rivista Plos Medicine, ha calcolato che l’introduzione dell’imposta in Inghilterra lo scorso 2018 ha portato a una riduzione dei tassi di obesità tra i bambini più grandi delle scuole elementari. In particolare, riportano gli studiosi, solo tra le ragazze del sesto anno si sarebbe verificata una riduzione di circa cinquemila casi ogni anno.
C'è un modo del tutto naturale con cui un atleta può migliorare le proprie prestazione: bere succo di barbabietola. Questa bevanda infatti avrebbe il potere di aumentare del 7 per cento la forza muscolare. A suggerirlo è stati un team di scienziati della Exeter University nel Regno Unito e del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases negli Stati Uniti, in uno studio condotto su 10 volontari di circa 20 anni. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Acta Physiologica. Verdure come la barbabietola sono ricche di nitrati, sostanze chimiche che aumentano l’ossigeno e il sangue in tutto il corpo e sono state collegate a una maggiore resistenza.
Poco meno di 300mila studenti delle scuole medie superiori, pari al 10,8 per cento dei 15-19enni, hanno assunto psicofarmaci senza prescrizione medica nel corso del 2022. Il dato, che aveva raggiunto la sua punta massima nel 2017 (11,3 per cento) per poi scendere fino al 6,6 per cento nel 2021, è quasi raddoppiato dallo scorso anno. Questi dati allarmanti sono emersi dallo studio dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Cnr-Ifc), ESPAD Italia, condotto nel 2022 su un campione rappresentativo di studenti delle scuole superiori italiane, come ogni anno dal 1999.
Coloro che sono convinti di utilizzare la corsa per combattere lo stress potrebbero sbagliarsi di grosso. Questa strategia anti-stress non ha un impatto significativo sul benessere sessuale, ma al contrario può addirittura provocare dipendenza. Almeno secondo uno studio condotto dagli scienziati della Norwegian University of Science and Technology e pubblicato sulla rivista Frontiers in Psychology. Il team di ricerca, guidato dallo scienziato Frode Stenseng, ha esaminato gli effetti della corsa in una coorte di 227 partecipanti sani, amanti e appassionati della corsa, ma anche neofiti dello sport.
I lavoro legati al settore sanitario, sociale, manifatturiero e dell'istruzione espongono le donne incinte a un maggior rischio di subire un aborto. Non solo. Queste professioni sono associate anche a un più alto rischio di natimortalità. Sono drammatici i risultati di uno studio condotto da un gruppo di scienziati del National Medical Center di Seoul e pubblicato sul Journal of Occupational Health. Il team di ricerca, coordinato dallo scienziato Jung-won Yoon, ha eseguito un’analisi su oltre 1,8 milioni di donne incinte lavoratrici e non, in Corea del Sud.
Alcune persone invecchiano meglio di altre, vivono molto più a lungo della media e mantengono un buono stato di salute fino alla fase più avanzata della loro vita. Questo grazie anche al loro DNA. Il gene che codifica la proteina BPIFB4, nella sua variante LAV (Longevity Associated Variant), meglio noto come “gene della longevità”, si è dimostrato, infatti, essere molto frequente nelle persone che superano i cento anni di vita. Oggi questo gene e la proteina a esso associata confermano nuovamente il loro ruolo antiaging, mostrando di poter “ringiovanire” uno degli organi più importanti dell’organismo: il cuore. La scoperta arriva da uno studio pubblicato su Cardiovascular Research.
Gli adolescenti che si sentono amati, ottimisti e felici, e con una buona dose di autostima, hanno maggiori probabilità di sperimentare condizioni di salute generale migliori durante l’età adulta. Queste sono le conclusioni di uno studio condotto dagli scienziati della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora (Usa), i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of the American Heart Association. I ricercatori, guidati dallo scienziato Farah Qureshi, hanno valutato l’associazione tra le sensazioni positive sperimentate durante l’adolescenza e la probabilità di godere di una migliore salute cardiometabolica tra i 20 e i 30 anni. Gli esperti hanno misurato anche indicatori dei livelli di infiammazione e zucchero nel sangue.
Una piccola molecola sintetica, chiamata MR-409, è in grado di rallentare l'atrofia muscolare spinale (SMA), una malattia neuromuscolare rara dell’infanzia. A dimostrarlo è stato uno studio dell’Università di Torino, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. La SMA è caratterizzata dalla perdita dei motoneuroni, le cellule nervose che trasportano i segnali dal sistema nervoso centrale ai muscoli, controllandone il movimento. La SMA, che ha un’incidenza di circa 1 su 10.000 nati vivi, provoca debolezza, atrofia muscolare progressiva e complicazioni respiratorie. È causata da mutazioni del “gene per la sopravvivenza del motoneurone” e conseguente carenza della proteina SMN (Survival Motor Neuron), essenziale per la sopravvivenza e il normale funzionamento dei motoneuroni.
Si aggiungono nuove prove sulle basi genetiche dell'autismo. Uno studio multicentrico internazionale, coordinato da Alfredo Brusco, docente di Genetica medica del Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Torino e della Genetica medica universitaria della Città della Salute di Torino, sviluppato in collaborazione con l’Università di Colonia, ha dimostrato il ruolo del gene CAPRIN 1 nello sviluppo di una rara forma di autismo. Lo studio, pubblicato sulla rivista Brain, è basato sulle nuove tecnologie di sequenziamento del DNA e sullo sviluppo di modelli in vitro di cellule neuronali.
Per mantenere le capacità cognitive e fisiche “in allenamento” in età avanzata un po' di stress è proprio quello che serve. In particolare, a essere benefici sono bassi livelli di stress derivanti da esercizi, attività fisica o impegni mentali. Ne è convinto Firdaus Dhabhar, uno psichiatra americano e docente presso la Rockefeller University di New York e l’Università di Miami. Durante un Ted Talk, l’esperto ha sostenuto che lo stress a livelli bassi può svolgere un ruolo chiave nel rafforzare il sistema immunitario, promuovendo la formazione di connessioni nel cervello che migliorano le prestazioni mentali.
Le cellule tumorali possono essere trasformate in terapia e in vaccino allo stesso tempo. Un gruppo di ricercatori del Brigham and Women's Hospital (Usa) ha sviluppato un nuovo approccio di terapia cellulare che elimina i tumori e induce l'immunità a lungo termine, “allenando” il sistema immunitario in modo che possa prevenire lo sviluppo di un nuovo cancro. Gli scienziati hanno testato il loro vaccino a doppia azione su un modello murino, dimostrando che è in grado di eliminare il glioblastoma, un tipo di cancro al cervello molto grave. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science Translational Medicine.
La presenza di antibiotici nelle acque reflue e negli impianti di trattamento dell’acqua potrebbe contribuire ad incrementare la resistenza a questi farmaci in molte parti della Cina e dell'India. Persino l’acqua potabile, in queste aree, può risultare “contaminata” dagli antibiotici e potrebbe rappresentare un rischio per la salute umana. A lanciare l'allarme è stato un gruppo di scienziati del Karolinska Institutet, in Svezia. In uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet Planetary Health, i ricercatori hanno anche determinato il contributo relativo di varie fonti di contaminazione da antibiotici nei corsi d'acqua, considerando ad esempio ospedali, comuni, allevamenti e impianti farmaceutici.
Grazie alle cellule staminali è possibile produrre un gran numero di specifiche cellule cerebrali su cui testare nuovi farmaci contro la schizofrenia. È quello che hanno fatto Francesca Rapino, Lee Rubin e altri scienziati dell'Università di Harvard in uno studio pubblicato sulla rivista Stem Cell Reports. La schizofrenia è una patologia strettamente legata alla sovraproduzione della proteina immunitaria C4 nel cervello. Le terapie che mirano ad abbassare i livelli di C4 nel cervello e che riducono l'infiammazione possono essere di grande beneficio per i pazienti affetti da schizofrenia, ma al momento non sono disponibili.
Il talarozolo, un farmaco noto per aumentare l'acido retinoico, è in grado di prevenire l'osteoartrosi. È quanto hanno verificato su modelli sperimentali della malattia un gruppo di ricercatori dell'Università di Oxford, in uno studio pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine. “L'artrosi della mano è una condizione medica comune e debilitante che colpisce principalmente le donne, soprattutto nel periodo della menopausa”, spiega Tonia Vincent, docente di Oxford e tra le autrici dello studio. “Al momento non disponiamo di trattamenti efficaci che modifichino la loro malattia”, aggiunge.
L'ansia potrebbe essere il fattore chiave che collega il bruxismo notturno all'insonnia. Per questo la gestione dell'ansia non dovrebbe essere trascurata dai medici. Queste sono, in estrema sintesi, le conclusioni di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Netherlands Institute for Neuroscience, dell’Università di Amsterdam, della Vrije Universiteit Amsterdam e della Mahidol University (Thailandia). Per arrivare a questi risultati, pubblicati sulla rivista Sleep Medicine, gli scienziati raccontano di aver studiato l’associazione tra il bruxismo del sonno, l’insonnia e i loro potenziali fattori di rischio, come la depressione e l’ansia. I dati mostrano che, sebbene il bruxismo del sonno non abbia un’associazione diretta con l’insonnia, l’ansia è un fattore di collegamento tra queste variabili.
Alcuni problemi di udito potrebbero dipendere principalmente dai geni SOXE. Almeno questo è quanto scoperto da uno studio condotto dagli scienziati dell’Università di Hong Kong e pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. Il team di ricerca, guidato dalla scienziata Kathryn Cheah Song Eng, ha utilizzato un modello murino per identificare i due geni fondamentali per l’udito, collegati alla displasia campomelica (CD), una sindrome caratterizzata da sordità ad eziologia sconosciuta. Questi risultati, commentano gli autori, aprono nuove strade per la diagnosi della sordità, per i problemi di equilibrio e per l’analisi di cellule staminali in altri tessuti.